Giustizia
Il nuovo corso di Forza Italia e la battaglia sulla giustizia nel nome di Tortora e Pannella
Un mese dopo il referendum sulla giustizia, Forza Italia prova a trasformare i tredici milioni di Sì in qualcosa di più di una fotografia elettorale. Un’area politica, culturale e civica. Un fronte garantista permanente. Alla Camera, nella sala gremita convocata dal Comitato nazionale Cittadini per il Sì, il partito azzurro mette in scena il suo nuovo corso: meno nostalgia, più organizzazione; meno testimonianza, più radicamento. E soprattutto un messaggio politico chiarissimo: la battaglia sulla giustizia non è finita con il referendum.
C’è il gruppo dirigente azzurro quasi al completo. Antonio Tajani apre i lavori. Con lui il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il nuovo capogruppo alla Camera Enrico Costa, Giorgio Mulè accolto da applausi continui. In sala non ci sono soltanto dirigenti di partito. Ci sono avvocati, comitati civici arrivati dai territori, amministratori locali, militanti storici del garantismo, e persino alcuni magistrati schierati per il Sì. L’atmosfera è quella delle occasioni che servono a contarsi ma anche a misurare il futuro. Non a caso Tajani, tra una riflessione e l’altra, si concede una battuta che nella sala molti leggono come qualcosa di più di una semplice ironia: «Per il futuro, non sarò sempre segretario…». Per puro caso — o forse no — subito dopo prende la parola Giorgio Mulè. E la platea cambia temperatura. I giovani presenti lo applaudono quasi fosse già un leader in pectore. Nel partito che cerca una nuova identità dopo l’era berlusconiana, il direttore-editorialista prestato alla politica appare sempre più come uno dei volti capaci di incarnare una Forza Italia moderna, liberale, garantista, istituzionale. Una linea che molti attribuiscono anche all’influenza culturale di Marina Berlusconi, sempre più riferimento silenzioso del nuovo corso azzurro.
Tajani prova a dare struttura politica a quella rete costruita durante la campagna referendaria. «Per Forza Italia la questione della giustizia è fondamentale. Tredici milioni di italiani hanno votato sì al referendum sulla riforma della magistratura e non vogliamo che queste energie si disperdano», dice il vicepremier. Il leader azzurro insiste sul garantismo come cifra identitaria del partito: «La presunzione di innocenza, la giustizia giusta, sono temi costanti delle nostre battaglie e non legati soltanto a una riforma». Il messaggio politico è netto: quel mondo non deve sciogliersi. Deve organizzarsi. «Il nostro intendimento è continuare a tenere unito questo gruppo importantissimo di persone, protagonista di una battaglia politica che non deve finire», scandisce Tajani. Poi affonda sul tema economico: «I tempi della giustizia civile provocano un danno enorme alla nostra economia, pari al 3% del Pil annuo». Ma subito precisa il perimetro politico dell’iniziativa: «Continueremo a batterci per una giustizia giusta, ma non contro i magistrati».
A dare il tono emotivo dell’incontro è Francesca Scopelliti, presidente del Comitato nazionale Cittadini per il Sì. La storica compagna di Enzo Tortora non usa mezze parole: «Noi non siamo stati sconfitti al referendum sulla riforma della magistratura perché abbiamo la forza di tredici milioni di italiani che hanno votato sì». Poi l’affondo contro l’Associazione nazionale magistrati: «Hanno vinto gli altri grazie a un’operazione mistificatoria, grazie a menzogne e bugie. Quello che mi ha allarmato di più è stato il partito dei magistrati che ha mistificato la realtà». E ancora: «La battaglia è dura ma dobbiamo andare avanti». Nella sala Colletti della Camera la battaglia per la riforma della giustizia, insomma, appare tutt’altro che archiviata. Per Forza Italia sembra diventato il punto di partenza di una nuova stagione politica.
© Riproduzione riservata







