David Sassoli era nato a Firenze il 30 maggio 1956, ma l’infanzia la trascorse a Roma. Suo padre Domenico, giornalista a La Nazione, portò la famiglia nella Capitale quando andò a lavorare per il Popolo, quotidiano della Dc. Al liceo Virgilio conosce Alessandra Vittorini, che diventerà sua moglie e madre dei suoi due figli Livia e Giulio.

È cresciuto nel mondo del cattolicesimo progressista, nel solco di Giorgio La Pira, che era amico di famiglia, Aldo Moro, Sergio Mattarella, Romano Prodi e soprattutto Paolo Giuntella, che lo spinge a iscriversi alla Rosa Bianca, associazione di cultura politica che riuniva gruppi di giovani provenienti dall’associazionismo cattolico: Aci, Fuci, Acli, Agesci (gruppo degli scout di cui Sassoli fu membro). Partecipa attivamente alla Lega Democratica, un gruppo di riflessione politica animato da Pietro Scoppola, Achille Ardigò, Paolo Prodi, Roberto Ruffilli. Collabora con piccole testate e con l’agenzia cattolica Asca quando, grazie a uno scoop su Gianni De Michelis a Parigi, nel 1985 entra alla redazione romana del Giorno, dove resterà per sette anni, prima di arrivare al Tg3 di Sandro Curzi. In quel periodo collabora al programma di Michele Santoro Il rosso e il nero. Si occuperà soprattutto di cronaca, tema al centro della sua prima conduzione in un programma del pomeriggio di Rai2.

Infine, il Tg1, dove sarà inviato speciale, vicedirettore e volto del telegiornale per molti anni. Si iscrive al neonato Partito democratico e Dario Franceschini, all’epoca segretario e suo vecchio compagno di militanza tra i giovani democristiani, lo candida alle elezioni europee del 2009. Ottiene oltre 400mila preferenze e diventa capogruppo del partito a Strasburgo. A differenza dei due giornalisti che avevano fatto un “salto” simile al suo, Santoro e Lilli Gruber, non tornerà più indietro, anzi promette di «dedicare il resto della vita alla politica». Nel 2013 corre alle primarie per sindaco di Roma, dove si piazza secondo dietro Ignazio Marino (che vincerà le elezioni) e davanti a Paolo Gentiloni, che sarà poi ministro, premier e commissario europeo. Primarie che si riveleranno fortunate per tutti tranne che per chi le vinse, insomma.

Nel 2014 è confermato al Parlamento europeo ed eletto vicepresidente: mette d’accordo il gruppo dei socialisti, di cui fa parte, e quello dei popolari, con cui condivide radici e princìpi. Nel 2019 il terzo mandato, con l’elezione a presidente. Ieri lo hanno ricordato tutte le cariche istituzionali, a partire dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha ricordato come Sassoli fosse uno «strenuo difensore dei più alti valori europei, e sostenitore del principio che la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo costruire e della solidarietà che sapremo sviluppare». Parole che Sassoli pronunciò nel suo discorso di insediamento alla Presidenza del Parlamento Europeo e che oggi riecheggiano come suo testamento morale.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.