Nonostante la recente sentenza del Tar che ha dichiarato illegittime le ordinanze “pro Dad” di Vincenzo De Luca, la regione Campania torna a minacciare la sospensione delle attività didattiche in presenza. La proposta fatta al Governo è quella di avere un mese di didattica a distanza a partire dell’8 dicembre, stando a quanto annunciato dal vice presidente della Giunta Fulvio Bonavitacola. Un mese di chiusura «considerando che ci separano dieci-dodici giorni dalle vacanze natalizie, sarebbero solo due settimane» ha precisato il braccio destro di De Luca, «per evitare un picco di contagi in vista nella speranza di accelerare la campagna vaccinale sulle terze dosi».

Una proposta che ha generato polemiche e divisioni, alimentando la preoccupazione tra i genitori che nelle prossime settimane dovranno anche valutare se sottoporre i bimbi di età compresa tra 5 e 11 anni al vaccino Pfizer autorizzato dall’Ema e con una affidabilità di poco superiore al 90%. A preoccupare è anche un altro dato, diffuso lo scorso marzo da Save the Children: da settembre 2020 a fine febbraio 2021, gli studenti delle scuole medie di Napoli, e più in generale della Campania, sono andati a scuola 42 giorni su 97 previsti. Un dato impietoso se paragonato a quello delle principali città italiane. «Mi sembra una iattura chiudere nuovamente le scuole ma se la cabina di regia della regione Campania ha numeri validi, ovvero se l’alternativa è veder morire le persone, allora va bene» commenta Toni Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a scuola, disposto ad accettare la Dad, “che non è scuola ma scelta obbligata in una condizione drammatica, solo se davvero si rischia di ritornare a un anno fa.

Se è invece è boutade di De Luca allora non va bene» aggiunge Nocchetti secondo cui la vera strada da percorrere resta solo una: Obbligare tuti alla vaccinazione». La Dad «è una misura irresponsabile e cinica che serve solo a coprire le inefficienze della Regione anche in materia di gestione della crisi pandemica» tuona Severino Nappi, consigliere regionale in quota Lega. «Una scelta che rischia solo di arrecare altri danni ai nostri ragazzi, in una regione che vanta i tristi primati della dispersione scolastica e della ridotta diffusione dei computer nelle famiglie» conclude.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.