Napoli aiuterà Roma nella gestione della crisi dei rifiuti ricevendo, dal 4 ottobre al 31 dicembre, 150 tonnellate di immondizia al giorno provenienti proprio dalla Capitale. Parola di Luigi de Magistris. Nelle vesti di sindaco metropolitano, infatti, l’ex pm ha autorizzato Sapna, società pubblica che amministra gli impianti di trattamento e smaltimento della spazzatura nel Napoletano, ad andare in soccorso di Ama, azienda che gestisce il ciclo dei rifiuti a Roma.

L’annuncio è arrivato nello stile del “sindaco con la bandana”: post su Facebook di buon mattino, immancabile invettiva all’indirizzo dei «partiti che in questi anni poco o nulla hanno fatto per Napoli» (riferimento al Pd guidato fino a qualche mese fa dal presidente laziale Nicola Zingaretti), puntuali complimenti per sé e per chi l’ha aiutato a sconfiggere «l’emergenza rifiuti che trovava fondamento in un legame tra politica, affari e criminalità organizzata».
Ora bisogna essere onesti: quello che Napoli e dintorni lanciano a Roma e al resto d’Italia è un bel segnale di solidarietà e di collaborazione istituzionale. È significativo che la capitale del Mezzogiorno tenda la mano alla capitale dell’intero Paese. Ed è ancora più significativo il fatto che ad aiutare Roma a salvarsi dall’ennesima crisi dei rifiuti sia una “città scassata” come Napoli, per usare la definizione opportunamente utilizzata da Antonio Bassolino. Bene fa, dunque, de Magistris a parlare del supporto garantito all’amministrazione romana come di un «atto istituzionale doveroso e giusto».

L’ex pm, però, non perde occasione per alimentare quella demagogia spicciola che ammorba Palazzo San Giacomo e il resto di Napoli dal 2011. Ripete, ormai da dieci anni a questa parte, di aver risolto l’emergenza rifiuti dimenticando che, da agosto del 2011 in poi, «i cumuli di immondizia alti quanto i primi piani dei palazzi» furono cancellati non dal suo “intervento salvifico” ma dall’apertura della terza linea del termovalorizzatore di Acerra e dalla sentenza del Consiglio di Stato che permise di trasportare nuovamente la spazzatura fuori provincia. Non solo: il primo cittadino dimentica il momento in cui, sempre nel 2011, dunque dopo soli due mesi di governo, assicurò che la raccolta differenziata avrebbe ben presto raggiunto la soglia del 70%.

Oggi, a dieci anni da quelle mirabolanti promesse, Napoli si avvicina a stento a metà dell’obiettivo. Ancora, non c’è traccia dei tre impianti di compostaggio annunciati tra Bagnoli, Napoli Est e Napoli Nord. E se qualche cumulo di immondizia resiste agli angoli delle strade, beh… la colpa è dello spropositato numero di turisti sporcaccioni (come dichiarato da de Magistris a dicembre 2019) o dell’indolenza del personale di Asìa (come sostenuto dallo stesso primo cittadino solo poche settimane fa).

Che cosa ci fa capire questa vicenda? Che l’amministrazione comunale di Napoli millanta risultati mai raggiunti e alimenta la demagogia anche in circostanze e su questioni che dovrebbero suggerire al sindaco e ai suoi fedelissimi un profilo più basso. E, soprattutto, ricorda che alla città serve una nuova politica ambientale che parta dalle esigenze più elementari dei napoletani: efficiente raccolta differenziata, puntuale spazzamento delle strade, controlli serrati per stanare i trasgressori, ma anche manutenzione di parchi e giardini. In altre parole, tutto ciò che l’inconcludenza di de Magistris e soci ha negato per dieci anni.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.