Il tema della salute in carcere è uno dei più delicati e complessi da affrontare quando si parla di detenuti, di diritti e di sistema penitenziario. In Campania, poi, è un argomento che descrive un’emergenza nell’emergenza. «Tantissimi detenuti attendono di essere ricoverati o per visite specialistiche o per interventi chirurgici. L’attesa a volte è più lunga della pena», segnala il garante. E così i diritti (quello alla salute è tra l’altro un diritto fondamentale), vengono mortificati. Perché? Questione di numeri, innanzitutto. Ciambriello lo spiega: «In Campania su 6.702 detenuti presenti nelle quindici carceri per adulti ci sono appena 36 posti di degenza nei reparti detentivi degli ospedali. Al Cardarelli, dove sono stato in visita, ci sono 12 posti, e l’altro giorno ridotti a 9 perché una stanza con tre posti è inutilizzabile».

Il problema è anche logistico. «I 36 posti sono dislocati in ogni provincia, tranne che a Benevento dove per volere della direzione sanitaria degli ultimi anni 12 anni, all’ospedale San Pio non ci sono posti riservati ai detenuti – aggiunge Ciambriello, che gira alla politica e alle istituzioni questa domanda – Perché solo così pochi posti per i detenuti negli ospedali campani?». A ciò si aggiungano le difficoltà per gestire gli spostamenti dei detenuti da un carcere a un ospedale, e da una città all’altra. Il personale della polizia penitenziaria per fare da scorta durante gli spostamenti e i mezzi che sono necessari non sono sempre disponibili. «Nel pieno rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza e della tutela della salute – sottolinea Ciambriello – credo che la nostra società e le nostre istituzioni non siano rispettose dei diritti umani dei detenuti».

In tempo di Covid, poi, la situazione sanitaria all’interno degli istituti di pena è diventata più complessa. L’ondata di contagi registrata nei mesi scorsi è scemata, il numero dei positivi tra la popolazione detenuta è sceso a 116 casi, di cui 21 a Santa Maria Capua Vetere, mentre il numero degli agenti penitenziari contagiati si è ridotto a 71. Resta, tuttavia, il nodo salute in carcere. Per il garante è urgente e necessaria una riforma sanitaria: «La riforma sanitaria nelle carceri tarda ad avere piena e incondizionata applicazione. Tale diritto – conclude il garante – deve essere riconosciuto conciliabile e non contradditorio con le esigenze di sicurezza. L’irragionevole incertezza e talvolta le gelosie tra l’area sanitaria e le direzioni delle carceri sono un’afflizione aggiuntiva per i detenuti. Ad aggravare tutto ci sono poi gli aumenti dei detenuti con un problema in più, quello mentale e quello delle tossicodipendenze».

E qui il tema della tutela della salute per la popolazione detenuta si lega ad un altro nodo mai risolto, quello della gestione dei detenuti con patologie mentali o tossicodipendenti. Un nodo più volte denunciato anche dagli agenti della penitenziaria, spesso costretti a gestire, senza averne le necessarie competenze, reclusi particolarmente problematici, persone per le quali andrebbe valutato un percorso alternativo e un’assistenza specialistica. Tutto per evitare che il carcere si risolva esclusivamente in restrizioni, privazioni e spesso in mortificazioni dei più elementari diritti.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).