Tempo fa, in occasione di una delle molte iniziative nonviolente di Rita Bernardini e dei Radicali volte a ottenere il rientro nella legalità delle carceri italiane, Sergio Staino disegnò una vignetta che raffigurava un uomo, con in braccio un corpo esanime, che rivolgendosi verso un altro uomo, vestito con la toga di un giudice, supplicando dice: “sta male, va curato”, ottenendo per risposta la seguente domanda: “è una persona o un carcerato?”.

La feroce e allo stesso tempo amara satira di Staino, non è affatto lontana dalla realtà. Lo sa Claudio Marongiu, detenuto dall’11 luglio 2021 nel carcere di Rieti. Claudio non sta scontando una pena, è un imputato in attesa di giudizio, un’attesa che si consuma, insieme al suo corpo. Claudio ha 60 anni, è gravemente malato e dall’11 luglio del 2021, oltre a essere in attesa di giudizio è anche in attesa di conoscere l’evoluzione delle sue malattie. E, soprattutto, è in attesa delle cure. Sin dal suo ingresso in carcere Claudio ha riferito agli addetti del Servizio Sanitario Penitenziario di essere un paziente oncologico per un tumore epatico trattato nel 2017 presso il Policlinico di Tor Vergata e di soffrire di altre serie patologie, inclusa una epatite C sviluppata nel 2019: sono malattie dove la tempestività degli interventi terapeutici può fare la differenza tra la vita e la morte.

Claudio per una vita ha lavorato in Rai, amava la musica, era consulente musicale prima di essere dichiarato totalmente inabile al lavoro proprio a causa delle sue malattie. Prima dell’ingresso in carcere Claudio “era una persona” e come tale era stata sino ad allora curata con successo grazie alle terapie somministrate inizialmente e ai successivi continui controlli di routine effettuati presso un istituto ad alta specializzazione com’è il Policlinico di Tor Vergata. Dopo l’ingresso nel penitenziario di Rieti Claudio ha smesso di essere una persona ed è diventato un ‘carcerato’, come quello rappresentato nella amarissima vignetta di Staino. I valori ematici di Claudio, a partire dai giorni immediatamente successivi all’ingresso in carcere, hanno sin da subito evidenziato una nuova sofferenza epatica, con una riattivazione, certa, dell’epatite C se non del suo tumore. Ma Claudio sino a oggi non è mai stato curato, anzi, a più di sei mesi dall’arresto Claudio non sa neppure quali sono esattamente le evoluzioni delle sue malattie.

Il fisico di Claudio è sempre più debilitato, sta dimagrendo a vista d’occhio e in violazione del suo diritto alla salute la sua permanenza all’interno della struttura carceraria sta avvenendo in assenza di una diagnosi definitiva che permetta l’avvio tempestivo delle cure. Quando Claudio non era carcerato e dunque era ancora una persona, si curava a Tor Vergata, nota eccellenza italiana in ambito di malattie del fegato dove, come dovuto in un caso clinico complesso come il suo, veniva periodicamente sottoposto a visite specialistiche, ecografie, tac, risonanze magnetiche e a tutti gli esami strumentali diagnostici indispensabili per monitorare e scongiurare l’insorgenza di recidive oncologiche o di riattivazioni infettivologiche. Al contrario, da quando Claudio è carcerato, e dunque, come lascia intendere Staino, non è più trattato da essere umano, il Servizio di Medicina Penitenziaria dell’Asl di Rieti, pare essersi dimenticato di lui. A nulla sono valse le PEC di diffida inviate dai difensori, già dal mese di agosto 2021, così come a nulla sono valse le ripetute ordinanze del giudice monocratico del Tribunale di Velletri, con le quali sono stati sollecitati ulteriori e definitivi accertamenti diagnostici al fine di dare avvio alle necessarie terapie e, ove del caso, al ricovero presso il Policlinico di Tor Vergata.

Il frutto raccolto si è concretizzato in un paio di relazioni sanitarie interlocutorie dove pure si evidenzia una “infezione da HCV in atto in attesa di accertamenti di II livello per escludere ripresa di malattia oncologica”. Ancora il 20 dicembre il Giudice ha “rilevato che occorre sottoporre con urgenza l’imputato ad una RMN dell’addome con contrasto al fine di definire nel più breve tempo possibile l’iter terapeutico da intraprendere”. E solo il 30 dicembre 2021, a circa 6 mesi dall’arresto, veniva effettuata la RMN. Ma Claudio, nonostante un’ulteriore ordinanza del Giudice per sollecitare l’invio degli esiti, ancora non sa nulla, Claudio può aspettare, come le sue malattie. Claudio non è una persona, è un carcerato, in Italia, Regione Lazio, città di Rieti, anno 2022.

Giuseppe Rossodivita, Barbara Celestini Campanari