Il rivestimento delle docce quasi non si vede più: muffa e muschio lo ricoprono quasi del tutto. Gli sciacquoni dei water non sono tutti funzionanti, e quelli fuori uso creano non pochi problemi di igiene e decoro. Pensare poi che sono a meno di cinquanta centimetri dal lavello dove si lavano i piatti del pranzo e della cena e dal tavolo dove si consumano i pasti rende tutto più squallido e sconfortante. Sulle pareti il bianco è sparito da tempo, sostituito dal grigiore del tempo e della sporcizia che inevitabilmente invade gli spazi.

Chi dorme al terzo piano del letto a castello ha il naso a un palmo dal soffitto ammuffito e intorno ha pochi metri quadrati da dividere con altri sette o otto detenuti. Benvenuti a Poggioreale! Un inferno. «Un cimitero dei vivi» per dirla con le parole usate da Filippo Turati nel 1904, nel suo alto e feroce atto di denuncia nei confronti degli istituti penitenziari, e ricordate ora dai penalisti della Camera penale di Napoli, guidati dall’avvocato Marco Campora, e del Carcere Possibile onlus presieduto dall’avvocato Anna Maria Ziccardi. Una delegazione dei penalisti ha visitato il carcere di Poggioreale e quello di Secondigliano, osservando con i propri occhi le condizioni di vita dei detenuti. «Poggioreale va chiuso» è l’amara constatazione. Di qui l’appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia: «Chiediamo al Ministro di procedere con assoluta urgenza, unitamente alla Giunta della Camera Penale e del Carcere Possibile, ad una visita congiunta presso la casa circondariale di Poggioreale per verificare le gravissime condizioni detentive e adottare immediatamente ogni provvedimento necessario al ripristino della legalità costituzionale, finanche procedendo alla chiusura dello stesso istituto penitenziario qualora ne dovesse essere riconosciuta l’assoluta inagibilità».

«Le condizioni detentive che abbiamo riscontrato sono semplicemente inaccettabili, pur a fronte dell’innegabile impegno e della dedizione dei direttori e del personale», affermano Camera penale e Carcere possibile. Tra i due grandi penitenziari cittadini, sicuramente Poggioreale è messo peggio di Secondigliano. «Lì i problemi sono acuiti dalla vetustà della struttura e dal numero incredibilmente elevato di detenuti presenti». Di recente all’allarme si è aggiunto il paradosso, per cui a Poggioreale vengono mandati a fare la quarantena detenuti del Lazio. «Dipenderebbe – spiegano i penalisti – dalla diversa gestione della fase di quarantena pre-Covid da parte della Regione Lazio che impone celle singole per i ristretti provenienti dall’esterno, diversamente da quanto è richiesto in Campania. Di conseguenza il già gravissimo sovraffollamento di Poggioreale non viene tenuto in alcuna considerazione, piegando la struttura a logiche emergenziali locali che non solo precludono il rispetto della funzione della pena ma ledono anche la dignità dei detenuti e degli operatori». Inoltre il sovraffollamento e l’assenza di fondi per l’edilizia carceraria (in uno con il sostanziale disprezzo per i diritti umani degli ospiti dell’istituto di Poggioreale) impediscono gli urgenti lavori manutentivi, costringendo i detenuti a vivere tra la muffa, con insetti e con servizi igienici malfunzionati allocati, peraltro, a pochissima distanza dal tavolo ove i ristretti consumano i loro pasti.

«La visione di Poggioreale – dicono i presidenti Campora e Ziccardi – è scioccante e produce una sensazione di straniamento se messa in relazione agli altissimi e culturalmente straordinari discorsi e ragionamenti sul carcere che, specie, negli ultimi anni vengono proposti anche ai massimi livelli istituzionali. Leggiamo di recentissimi ed ambiziosi progetti di riforma sul carcere finalizzati a consentire che anche tale istituto obsoleto e medievale si affacci finalmente alla modernità. E però tali discorsi e progetti si scontrano con una realtà fatta di edifici cadenti, di mura coperte da muffa, di bagni indecorosi e che privano di ogni dignità e pudore chi ne deve usufruire, di letti a castello a tre o quattro piani, di venti o più ore passate in una cella su una brandina, di malattie, talvolta banali, che non trovano alcuna risposta sanitaria.

Poggioreale è ancora un “Cimitero dei vivi” come denunziava Filippo Turati. Non è un’iperbole o un artificio retorico affermare che, quand’anche nel nostro ordinamento vigesse la legge del taglione o comunque un’idea della pena di tipo esclusivamente retributivo (e così evidentemente non è), vi sarebbe nella quasi totalità dei casi una sproporzione evidente e macroscopica tra il danno arrecato alla società a causa del crimine commesso e la sofferenza che il detenuto vive quotidianamente».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).