Di Maio s’è dimesso, tutti scrivono che il Movimento è morto. Non ci credo. Il Movimento non è morto e Marco Travaglio, lo abbiamo scritto ieri, è pronto a prenderne la guida. Ieri sul Fatto Quotidiano si gloriava per essere stato lui il primo a dare la notizia del ritiro di Di Maio. Grazie: era stato lui a deciderlo. E con la solita abitudine maramaldina prendeva in giro il povero Di Maio per avere – nei giorni in cui Travaglio annunciava la sua cacciata – provato a smentire. Taci cretino: se ho deciso ho deciso. Il Movimento Cinque stelle non è morto, o comunque non è morta la sua anima. E Di Maio, possiamo tutti anche prenderlo in giro, ma tra i leader politici degli ultimi quindici anni – diciamo – è quello che ha avuto il maggior successo.

Reddito di cittadinanza, prescrizione, riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione dello scudo penale all’Ilva, manette agli evasori, taglio delle pensioni e degli stipendi ai parlamentari, peggioramento del regime delle intercettazioni, aumento dei trojan, legge spazzacorrotti (e spazza diritto), stop alla riforma carceraria, revoca delle concessioni ai Benetton, cacciata dal Mediterraneo di quelli che lui chiamava i Taxi del Mare, cioè le Ong. E chissà quante altre cose mi scordo. Si può parlare di fallimento? L’Italia che Di Maio ha preso in mano nel 2018 era un’Italia barcollante, ma ancora vagamente liberale. Ora è una specie di democrazia giudiziaria che pencola vistosamente verso lo Stato etico. E questo ragazzo di 33 anni sarebbe un perdente?

Dico di più. Gran parte dei successi di Di Maio sono avvenuti con il Pd al governo. O comunque il Pd al governo non è riuscito a frenare nessuna delle opere di Di Maio. Ha ingoiato, in nome della stabilità, tutto. A cominciare dalla prescrizione. Si è piegato anche ai magistrati che, timidamente, aveva provato a contenere con i governi Renzi e Gentiloni. E non sembra affatto intenzionato a cambiare direzione di marcia. Il Pd sopporterà anche il nuovo M5s non più a guida Di Maio ma trascinato direttamente da Travaglio? Il Fatto diventerà il giornale ufficiale della nuova sinistra reazionaria? Vedremo. Se sarà così possiamo dire che è finalmente provata l’ipotesi della trasmigrazione delle anime. Per ora l’unica cosa che si può fare sono gli scongiuri.