Il Presidente Mattarella riceve l’applauso più bello. Sono cinque minuti tutti e solo per lui (“Grazie Presidente”, “grande Presidente”) nonostante il palco reale del teatro La Scala non sia mai stato così affollato di potenti della terra. C’è un di più di soddisfazione in questi applausi dopo che l’anno scorso era stata proprio questa platea ad esplicitare al Capo dello Stato allora uscente la richiesta incessante di un bis. Sono stati “ascoltati”. Ieri sera lo hanno ringraziato.

La prima fila del Palco Reale racconta dello straordinario equilibrismo dei vari cerimoniali alle prese con un inedito tutto esaurito: sull’estrema sinistra, guardando il palco, il sindaco Sala, al suo fianco la presidente della commissione Ursula von der Leyen tutta rilucente in abito scuro di pailettes. Accanto a lei Sergio Mattarella, a seguire il Presidente del Senato Ignazio La Russa e a chiudere, sulla destra, la premier Giorgia Meloni. Anche lei in abito scuro- ma con spalle scoperte – rilucente di pailletes, abbinato con scarpe e orecchini (tutto maison Armani) e i capelli raccolti in uno chignon. Nella fila dietro siede il compagno della premier, alla sua prima uscita ufficiale, Andrea Giambruno. E il presidente della Regione Attilio Fontana. Nella battaglia di pailletes, vince von der Leyen (che però non sa chi sia lo stilista). In quella degli applausi, non c’è gara per nessun altro: vince Mattarella.

Meloni si schermisce (“spero di aver scelto un abito all’altezza della situazione”) e sceglie la parte della neofita (“sono molto curiosa, è la mia prima volta”). Il sindaco Sala risolve il tutto con eleganza: “Abbiamo qui due delle sette donne più potenti della terra”. Ed è vero, almeno in base alla classifica pubblicata da Forbes che vede von der Leyen al primo posto prima di Lagarde e Harris, e Meloni già al settimo. In ordine sparso, nelle prime file della platea, mezzo governo tra cui Salvini, Urso, Sangiuliano, Tajani. Pare che Salvini abbia chiesto di viaggiare, da Roma, con Meloni nel volo di stato. Non si sa se è stato accontentato. Di sicuro non sono arrivati insieme alla Scala.

Nella più classica delle prime teatrali, molti ieri cercavano segni e indizi. Del rischio isolamento, quantomeno diffidenza, da parte dell’Europa. Della “gelosia” – ad esempio – della premier per il lungo ed affettuoso bilaterale che Mattarella ha avuto ieri con von der Leyen. Loro due insieme, fianco a fianco tutto il giorno, dalla mattina in Bocconi fino a sera alla prima del “Boris Godunov”. In mezzo una lunga colazione di lavoro riservata e poi il bilaterale a cui ha preso parte anche il vicepremier Tajani. Guerra in Ucraina, tetto al prezzo del gas, inflazione, unità dell’Europa i temi in agenda. Von der Leyen ha annunciato il nono pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia. Mattarella ha ribadito il sostegno a Kiev “sotto tutti i punti di vista, economico, finanziario, umanitario, anche di protezione civile”. E la necessità di “un meccanismo di prezzo del gas in grado di avere effetti positivi sul mercato, realistici ed efficaci”.

Entrambi hanno sottolineato come tra Commissione Ue e governo italiano ci sia un “dialogo eccellente” per l’attuazione del Pnrr. Della serie: non preoccuparsi di ciò che filtra da ministri e membri della maggioranza, dalla stessa premier che nei giorni scorsi ha scaricato sul governo Draghi le colpe dei ritardi adesso in carico al nuovo governo. L’Italia “farà il suo dovere e onorerà gli impegni presi” ha chiuso il dossier il Capo dello Stato rassicurando la presidente della Commissione. Nessuno, meno che mai il Quirinale, cerca dualismi e conflitti. La stessa Meloni in queste ore ha cercato di buttare acqua sul fuoco dell’incendio Pnrr. Il “dialogo eccellente” riconosciuto da tutti ieri e al netto dei necessari aggiustamenti provocati da inflazione, aumento dei costi di energia e materie prime, dovrebbe chiudere la faccenda. Almeno fino alla prossima intervista. Ma al di là dei dualismi e dei conflitti veri o presunti, ieri è stato una volta di più plastico ed evidente come il presidente Mattarella sia il vero garante per l’Italia in Europa. E questa “dipendenza” di certo pesa a Meloni e a La Russa.

Dalla mattina la piazza antistante il teatro è stata anche il palcoscenico di ambientalisti armati di vernice, centri sociali e sindacati, ucraini contrari alla messa in scena del Boris Godunov, una delle più belle opere russe. “Contestiamo la Meloni e tutta la casta!”, “Reddito, diritti e dignità”, “Basta guerra, basta bollette” si leggeva su qualche striscione. Un clima che anche per poche ore non ha fatto dimenticare alla premier il dossier legge di bilancio. Fino alle 15 di ieri Giorgia Meloni ha lavorato a palazzo Chigi. Prima con i capigruppo di maggioranza per evitare colpi bassi della sua stessa maggioranza. Poi con i sindacati (Cgil e Uil) che sono e restano in mobilitazione diffusa, ad un passo dallo sciopero nazionale. La doccia fredda arriva quando la premier è già in volo per Milano: 3104 emendamenti depositati, 675 di maggioranza, ben 285 solo di Fratelli d’Italia. Ne resteranno solo 400. Con buona pace di tutti.

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.