Un magistrato di sorveglianza di Padova ha concesso un permesso premio a Giuseppe Montanti, condannato all’ergastolo ostativo per reati gravissimi quali il concorso in cinque omicidi, tra cui quello del giudice Rosario Livatino di cui fu il mandante, e quattro tentati omicidi. L’ex appartenente della Stidda ha operato nel territorio di Caltanissetta tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90, per poi essere catturato in Messico il 12 aprile 2000. Il permesso premio di cui il 64enne ha usufruito ieri è consistito in 9 ore trascorse nella struttura Piccoli Passi dove è rimasto in regime di detenzione domiciliare: lì ha potuto incontrare i suoi familiari e parlare anche con il suo avvocato Angela Porcello, che lo assiste con la collaborazione della collega Annalisa Lentini. Proprio il suo legale ci racconta: «Il signor Montanti era molto felice perché queste sono state le prime ore di vita fuori dal carcere dopo venti anni ininterrotti di reclusione».

Facciamo subito presente all’avvocato Porcello che sono nate delle polemiche, tra cui quella del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, perché il permesso sarebbe stato concesso proprio nella settimana delle commemorazioni per il giudice Livatino, ucciso in un agguato il 20 settembre del 1990: «Sono polemiche strumentali perché la data del provvedimento del magistrato di sorveglianza è del 17 luglio e il permesso premio è stato eseguito solo ora a fronte dei numerosi decreti di permesso già emessi ma la cui esecuzione era stata sospesa a causa dell’emergenza sanitaria». Ambra Minervini, membro dell’Associazione “Vittime del Dovere” e orfana del magistrato Girolamo Minervini, ucciso dalle Br, contesta i magistrati che hanno concesso la misura. Come si è giunti a questo permesso premio? Innanzitutto, come leggiamo dal provvedimento del magistrato, il Tribunale di Sorveglianza di Venezia nel 2016 ha accertato la cosiddetta “collaborazione impossibile” per Montanti. Successivamente, come ci spiega sempre l’avvocato Porcello, «c’è stata la svolta con la nota sentenza 253/2019 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis op che precludeva la concessione dei permessi premio a coloro che sono detenuti per i delitti di cui all’art. 416-bis c.p.».

Nel frattempo l’avvocato chiede una “rivisitazione della sintesi”, ossia che venga effettuata una nuova relazione sulla condotta del detenuto. Da essa si evince che Montanti partecipa alla redazione di Ristretti Orizzonti e al progetto “Scuola carcere”, presta attività di volontariato nel laboratorio di cucito, riceve un compenso per la riparazione di biancheria dell’Amministrazione, ha partecipato a corsi di formazione per recuperare nozioni di matematica, scienza e lettere. Inoltre, come ha riferito la psicologa che lo ha seguito, «l’età ormai adulta e la lunga espiazione lo hanno costretto ad un bilancio esistenziale, condotto in piena responsabilità anche relativamente alla sfera affettiva e familiare ed ha maturato la consapevolezza del bisogno di chiedere aiuto. […] Ha ricostruito la storia dei primi contatti con l’organizzazione, i rapporti con i suoi coimputati, e le vicende connesse alle attività delittuose. Le ammissioni di responsabilità, dirette ed indirette sono state molteplici, così come la volontà di chiarire fatti e circostanze».

Per quanto concerne la pericolosità attuale del detenuto, scrive il magistrato di sorveglianza: «Nessuna nota trasmessa dalle competenti Autorità (talune peraltro non hanno fornito risposta, a distanza di mesi dalla richiesta, tra cui la DNA) segnala indici diretti o indiretti di permanenza attuale di legami con l’organizzazione stiddara del territorio di Agrigento cui Montanti è appartenuto sino al 1992». A chi contesta che Montanti non hai mai ammesso il concorso nell’omicidio del giudice Livatino, è lo stesso Tribunale a rispondere indirettamente facendo riferimento ad una recente decisione della Cassazione in cui si afferma ‘la non necessità della confessione del reato per ottenere il permesso premio […]. Le mera professione di innocenza non esonera il giudice da una valutazione approfondita” del condannato. Quali sono ora le prospettive ora per il detenuto? «È l’inizio di un percorso positivo – ci spiega l’avvocato – che apre alla concessione di ulteriori permessi premio e poi la libertà condizionale e la semi detenzione per una apertura sempre maggiore verso la società».