È improcrastinabile una seria riflessione sulla necessità d’interventi di riforma del processo penale rispondenti a esigenze di ragionevolezza e utili a incidere significativamente sulla sua durata, salvaguardando il rito accusatorio. In questa prospettiva, coordinando i principi del rito accusatorio con i dati dell’esperienza su come giornalmente si sviluppano concretamente i dibattimenti, può pervenirsi a soluzioni soddisfacenti, che contemperino al meglio tutti i beni e i diritti implicati. Incide notevolmente sulla durata del dibattimento l’attuale previsione della necessità di esame degli organi di polizia giudiziaria che hanno redatto l’informativa, qualora le parti non prestino il consenso alla sua acquisizione.

Si potrebbe, allora, introdurre (come da qualche tempo stiamo dicendo) una norma che preveda un nuovo atto della polizia giudiziaria, che affianchi l’informativa e che possieda rigorosi requisiti di forma e di sostanza. Un atto dal contenuto meramente descrittivo delle attività d’indagine preliminare, che sia acquisibile in dibattimento anche senza il consenso delle parti, disponendo che tale atto non possa contenere valutazioni, né parti inutilizzabili (con la conseguenza che qualora l’atto non si limiti alla mera descrizione fattuale o contenga elementi valutativi o inutilizzabili, esso non possa essere acquisito, neppure parzialmente, in dibattimento). La giurisprudenza, in conformità a una distinzione formale tra atti extraprocedimentali e atti procedimentali, ritiene, ad esempio, acquisibili la relazione del curatore fallimentare, la relazione con la quale è documentata l’attività ispettiva di inchiesta svolta da pubblici funzionari (definita “atto amministrativo extraprocessuale”), l’informativa Interpol nella quale siano segnalati vari passaggi di una persona alla frontiera tra due nazioni straniere (in quanto essa appartiene al “novero degli atti amministrativi”).

Con particolare riferimento alla relazione che documenta l’attività ispettiva d’inchiesta, la giurisprudenza ha rilevato che essa è «acquisibile al procedimento penale ex art. 234 c.p.p. e utilizzabile ai fini probatori limitatamente ai dati oggettivi in essa contenuti, oltre che per trarre elementi di giudizio dai fatti in essa rappresentati», distinguendo «apprezzamenti e valutazioni tratte dalla relazione ispettiva» dai «semplici elementi di fatto». Indirizzi giurisprudenziali stanno, poi, ampliando la nozione di atti irripetibili, proprio al fine di consentire una più estesa acquisizione di atti di polizia giudiziaria.  Si tratterebbe, anche, di distinguere all’interno dell’area della testimonianza della polizia giudiziaria, una sub area di testimonianza strettamente intesa (ad esempio, l’appartenente alle forze dell’ordine che assista ad una rapina) da una sub area attinente alla descrizione delle attività di indagine.

Attraverso la delineazione di un tale nuovo atto acquisibile in dibattimento si deflazionerebbe, senza alcuna lesione di garanzie difensive, lo stesso da attività testimoniali della polizia giudiziaria consistenti, in sostanza, nella mera riproposizione orale/lettura di parti meramente descrittive di attività d’indagine compiute. A ulteriore rafforzamento delle facoltà delle parti e, in particolare, delle garanzie difensive, si potrebbe comunque prevedere che, in tale ipotesi, qualora una delle parti processuali lo richieda, gli organi di polizia giudiziaria che hanno svolto indagini debbano essere sottoposti ad esame diretto e controesame, ferma restando l’acquisizione dell’atto di cui sopra, senza potere il giudice ritenere manifestamente superflua o irrilevante tale richiesta. La stessa previsione andrebbe introdotta con riferimento ad un atto meramente descrittivo delle indagini difensive.