Manca un dirigente dell’area sanitaria e lo psichiatra svolge l’incarico due volte alla settimana. Come possono essere seguiti gli internati della casa di reclusione di Aversa? Ancora una volta dal pianeta carcere arrivano notizie di criticità e carenze, di vuoti che, se protratti nel tempo, sono destinati a mortificare i diritti, anche di quelli più elementari. Il caso dell’ex Opg di Aversa è in ordine di tempo l’ultimo. A segnalarlo è l’associazione Antigone, da anni impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie del sistema penale. Lunedì gli osservatori dell’associazione si sono recati nella casa di reclusione “Filippo Saportito” di Aversa, meglio nota come ex ospedale psichiatrico giudiziario. Sulla pagina dell’associazione c’è il resoconto della visita. Il sovraffollamento, per fortuna, in questo istituto non è un problema, lo è invece la tipologia di reclusi. A fronte di una capienza regolamentare di 258 posti, l’istituto ospita 163 persone detenute. Ma «nonostante la destinazione di casa di reclusione – spiega Antigone – 53 persone sono internate per effetto di una misura di sicurezza, tre delle quali in attesa di Rems».

Vale a dire in attesa di essere trasferiti in una residenza per l’esecuzione delle misure sicurezza, cioè in una delle strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari e sono dedicate all’accoglienza di detenuti affetti da disturbi mentali. È chiaro, quindi, che si parla di detenuti più fragili, per gestire i quali occorrerebbe una struttura e personale adeguati. Il fatto che nell’ex Opg di Aversa si trovino detenuti con patologie mentali che dovrebbero invece trovarsi in una Rems non può lasciare indifferenti. «La struttura – osservano da Antigone – pare aver conservato la sua antica vocazione». A ciò si aggiungono le carenze negli organici del personale. «A fronte dei bisogni delle numerose persone internate – aggiungono da Antigone – si registra la perdurante assenza di un dirigente dell’area sanitaria, alla quale si è aggiunta la carenza di un medico psichiatra incaricato per l’istituto dallo scorso dicembre sino agli inizi del mese corrente. Attualmente l’incarico è coperto per due volte alla settimana».

La casa di reclusione di Aversa è stata fino al 2016 un ospedale psichiatrico giudiziario. Sorge in una zona abitata, a un chilometro dal centro cittadino. Sul piano geografico, quindi, è vicinissima al “mondo fuori”. Per il resto esiste una distanza tale da rendere la casa di reclusione un piccolo mondo a parte. In quanto casa di reclusione, poi, quella di Aversa dovrebbe ospitare soltanto persone condannate in via definitiva per reati cosiddetti comuni. Ma la realtà, secondo quel che emerge dal rapporto di Antigone, è ben diversa perché ci sono anche detenuti destinatari di misure di sicurezza e in attesa di essere trasferiti in Rems. Un dato che sposta la riflessione su una criticità irrisolta nel panorama penitenziario, non solo campano ma anche nazionale, e relativa alla gestione dei detenuti con problemi di salute mentale. Poco più di un mese fa la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per aver trattenuto illecitamente in carcere, per più di due anni, un cittadino italiano con problemi psichici.

Il detenuto, sofferente di disturbo della personalità e disturbo bipolare, accusato di molestie nei confronti della sua ex fidanzata, resistenza a pubblico ufficiale, percosse e lesioni, doveva avere, secondo le disposizioni del giudice di Roma, un «immediato collocamento» in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non aveva però trovato posto nelle Rems. Di qui la condanna da parte della Corte di Strasburgo. In Campania il garante regionale Samuele Ciambriello ha più volte attirato l’attenzione sul problema delle Rems e dei detenuti con patologie psichiatriche. A livello nazionale il garante Mauro Palma ha denunciato che siamo ormai a un suicidio ogni tre giorni tra i detenuti dall’inizio del 2022. Cos’altro si aspetta?

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).