Da sabato 14 marzo è in attesa dell’esito del tampone sull’eventuale positività al coronavirus. Fabio (nome di fantasia), ha 47 anni e vive nel centro di Napoli con la moglie e tre figli. Dall’8 marzo scorso ha una “febbre strana” che non va via e oscilla tra 37.2 e 38.1. E’ asmatico, così come una delle sue figlie, e dopo una settimana di influenza, tosse e qualche, seppur lieve, difficoltà respiratoria, ha denunciato tutto all’Asl Napoli 1 Centro dopo essersi rivolto al suo medico di base.

Per mettersi in contatto con la centrale operativa del 118 ha atteso 7-8 minuti. Dopo una mezz’ora si sono presentate a casa sua le operatrici del pronto intervento. “Persone squisite che mi hanno tranquillizzato e rassicurato prima di sottopormi al tampone” spiega Fabio al Riformista. Una volta andate via per portare il test in uno dei laboratori presenti in città (ce ne sono due al Cotugno, uno al Policlinico, uno al San Paolo e uno al Loreto Mare), è iniziata l’attesa per l’esito.

Passa domenica e il suo cellulare non squilla. Va così anche lunedì. Fabio allora inizia a preoccuparsi. La febbre non passa, la paura di aver già contagiato le figlie, che vivono sotto lo stesso tetto, lo tormenta. Chiama il medico di base e prova a farsi rassicurare. Telefona al numero verde regionale ma non ottiene nessun chiarimento. Manda una mail all’Asl e riceve una risposta poco dopo: “Abbiamo inoltrato la sua richiesta, le risponderemo al più presto”.

Intanto passa anche la giornata di martedì e quella di oggi, mercoledì 18 marzo. A cinque giorni di distanza dal tampone effettuato ancora nessuna notizia. “Il mio telefono non squilla e non so che fare. Mi avevano assicurato che nel giro di 48 ore avrei ricevuto una risposta. Ne sono passate il doppio”.