Novanta minuti a tu per tu con il presidente Draghi che tra quesiti referendari sulla giustizia, progetti di “federazione del centrodestra” in Italia e anche con i sovranisti europei vuole capire cosa bolle nel pentolone della Lega di Matteo Salvini. E la “frenata dolce” che assomiglia più ad voler “prendere un po’ di tempo” che arriva dal quartier generale di Forza Italia ad Arcore. È un inizio di settimana con luci e ombre quello dell’iper attivo Matteo Salvini che invece aveva chiuso la settimana passata con il progetto della “federazione di centrodestra” in Italia e in Europa già in tasca. «Il tempo è passato così veloce che non ce ne siamo neppure accorti» ha detto il leder della Lega davanti a palazzo Chigi appena uscito dal faccia a faccia con Draghi che lo aveva convocato per le 17. Novanta minuti sono tanti.

Mezz’ora in più di quanti Draghi ne aveva dedicati la scorsa settimana per un colloquio analogo con Giorgia Meloni. «Abbiano parlato di Italia, figuriamoci se parlo con il premier di partiti…» ha voluto chiarire il leader della Lega. Un confronto a 360 gradi, “cordiale”, con la certezza che «finora è stata fatto un gran lavoro». Sono stati affrontati tutti i dossier, è stata registrata una «sostanziale condivisione e soddisfazione sulle scelte fatte in questi tre mesi e quelle in cantiere». Giustizia, i decreti funzionali al Pnrr, semplificazioni, governance e assunzioni, e ripresa economica: su tutti questi temi Draghi ha in sostanza voluto misurare il livello di affidabilità della Lega. Soprattutto sulla giustizia dove Salvini ha ripetuto che «i quesiti da noi proposti sono uno stimolo e non un ostacolo per l’azione del governo». E poi riforma del fisco («abbiamo parlato di come tagliare le tasse») e immigrazione, un altro dossier che potrebbe diventare molto delicato con i mesi estivi, la ripresa degli sbarchi e il solito nulla di fatto dell’Unione europea.

L’obiettivo del premier, che farà colloqui con tutti i leader prima della pausa estiva, è quello di assicurare una navigazione corretta alla maggioranza e al governo alle prese con le scadenze del Pnrr. E con l’inizio del semestre bianco che, in concomitanza con la campagna elettorale per le amministrative, potrà creare molte fibrillazioni. Fate pure, purché però tutto questo non disturbi il manovratore. Saranno due settimane chiave per il centrodestra. Scelta dei sindaci, la federazione Sì, No e in ogni caso “come”, la manifestazione del 19 giugno convocata da SalviniPrima l’Italia” che potrebbe anche essere il nome di un partito nuovo e unificato. Il leader della Lega si è portato molto avanti negli ultimi giorni anche se non pochi, in Forza Italia ma anche nella Lega, vedono nelle sue mosse più tatticismo per tutelare se stesso che un reale progetto politico. Il punto è che ogni appuntamento del centrodestra porta sempre il sigillo di Salvini. E questo disturba Fratelli d’Italia. Ma anche Forza Italia.

Arcore è stata assediata dalle telefonate in questo fine settimana. Gli scettici, a quanto si racconta, sono stati in numero superiore ai costruttori del partito. Il niet delle ministre Gelmini e Carfagna con la previsione di nuove dipartite dai gruppi e, dietro le quinte, il “non possumus” di Gianni Letta, aveva già raffreddato gli entusiasmi di chi venerdì sera, dopo le telefonate e le riunioni via zoom con Arcore, ha dato la cosa praticamente per fatta. Non è così.
«Il presidente Berlusconi è convinto da sempre che il centrodestra debba procedere nella forma di una federazione» spiegano fonti azzurre in contatto con Arcore. Un centrodestra, però, moderato, liberale ed europeista. Senza, quindi, gli eccessi nazionalisti e sovranisti della Lega che solo negli ultimi mesi Salvini cerca di superare. Salvo poi andare a tessere possibili alleanze europee con le destre polacche ed ungheresi.

Anche i sondaggi arrivati sulla scrivania di Berlusconi promuovono il progetto della “federazione” di centrodestra “a trazione però moderata”. Per cui anche il Cavaliere ha deciso di “prendere tempo”. «Bisogna capire cosa vuol dire federazione. Tutto dipende dal suo significato. Se è una cosa rigida, penso tutto il male possibile, se, invece, si tratta di un patto di consultazione tra tutte le forze del centrodestra, allora ne penso tutto il bene possibile…» ha commentato ieri Giuliano Urbani, che certo non è più tra coloro che sussurra alle orecchie di Berlusconi ma è per sempre uno dei fondatori di Forza Italia. Urbani ha bocciato l’idea di una federazione di centrodestra intesa come “annessione” di Fi e Fdi da parte della Lega salviniana. Ben venga invece «una federazione dove sia trainante e funga da bussola per tutti una componente liberale e moderata come Forza Italia». Diversamente, «Salvini e Meloni sono altrimenti destinati a fare flop. Ad un certo punto».

Ecco il punto che ancora divide e che ieri ha raffreddato gli entusiasmi anche ad Arcore: chi annette chi? E per fare cosa? Anche Berlusconi, a cui qualcuno con perfido cinismo sta facendo credere che la “federazione” potrebbe essere lo strumento per coltivare qualche ambizione di salire al Quirinale come Presidente della Repubblica, sa bene che la “federazione” è soprattutto la soluzione di un paio di problemi: Salvini ha bisogno di annettere la gamba moderata per staccare nei sondaggi Fratelli d’Italia e tranquillizzare Bruxelles; Berlusconi ha bisogno di quell’accordo per negoziare qualche posto nelle liste per i suoi fedelissimi. Ma tutto questo potrebbe avere anche effetti collaterali contrari.

Uno su tutti: una fusione parlamentare del centrodestra modificherebbe gli equilibri interni della maggioranza a vantaggio della destra. E questo, come è stato fatto notare nel colloquio a palazzo Chigi, «sarebbe un problema per il cammino del governo Draghi». Senza contare che, l’annessione di Forza Italia da parte della Lega, spingerebbe fuori da Forza Italia tutta quella parte moderata che non vuole “morire salviniana” e che sarebbe così costretta ad andare a guardare le carte di quel centro dove si muovono Toti, Brugnaro, Calenda e magari Italia viva e che finché non è chiara la legge elettorale non può assumere fattezze chiare. Insomma, la Federazione, il cui primo passo sarebbe il gruppo parlamentare unico, è un bel progetto ma può attendere. Ancora un po’.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.