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Fine vita in Veneto, Rocco: “Insopportabile che la politica si volti da un’altra parte. Stefani è sensibile all’opinione dei cattolici”
Lei è entrato in Consiglio come voce riformista che prima in aula non c’era. Insomma con una politica centrista, nel senso di non ideologica. Il fine vita è un bel banco di prova…
«È un banco di prova che sono felice di affrontare e che fa sentire la responsabilità di far parte di un organo che ha potestà legislativa. Portare una sensibilità riformista nel metodo è un onere doppio. Penso che sul fine vita vada trovato il punto d’incontro tra la libertà di scelta e i rilievi fatti dalla Corte Costituzionale. Di fronte a una patologia che progredisce in maniera irreversibile, dolori insopportabili e una condizione vitale permessa solo da interventi medici il malato ha diritto di interrompere il trattamento sanitario e di essere assistito nel farlo in maniera dignitosa. L’ottimo sarebbe una legge nazionale, ma nel frattempo ben venga l’intervento regionale».
Insomma, fare una legge regionale che riempia il buco che divide da quella nazionale. Ma se poi quella nazionale non arrivasse o avesse caratteristiche diverse?
«Se non arrivasse l’intervento del Parlamento, a maggior ragione avrebbe senso una legge regionale. Il suicidio medicalmente assistito è una prassi sanitaria già riconosciuta dalla giurisprudenza italiana e sono i servizi sanitari regionali ad attuarla. Bisogna essere intellettualmente onesti e riconoscerlo, dando tutela sia al paziente che al personale sanitario nei casi più delicati. Trovo francamente insopportabile che la politica si volti da un’altra parte e lasci disciplinare alla Corte Costituzionale ciò che non ha il coraggio e lo spessore di affrontare. Se invece arrivasse una legge nazionale, come spero, credo che l’armonizzazione sarebbe semplice e potrebbe prendere spunto dai dibattiti già maturati nei consigli regionali».
Il presidente Stefani rimanda a quelle nazionale, il suo predecessore Zaia aveva fatto di quella regionale una bandiera… Come giudica questa differenza di passo?
«Sono sensibilità culturali e personali diverse. Stefani è un docente di diritto canonico quindi capisco sia sensibile alle preoccupazioni manifestate da una parte del mondo cattolico. Anche io mi sono formato nel mondo cattolico, pur avendo un approccio liberale su questi temi. Quindi ho molto rispetto per le osservazioni che prevengono da chi si occupa di etica e bioetica. Vanno ascoltate, discusse e integrate arricchendo la proposta Coscioni già superata dai rilievi della Corte. Personalmente sto lavorando ad emendamenti sulla questione dell’obiezione di coscienza per i sanitari e sul dare più forza alle cure palliative, un diritto oggi tutelato a macchia di leopardo».

Senta ma su un tema come questo, è meglio il voto in libertà o un dibattito all’interno delle singole forze politiche e poi un voto di linea?
«Sui temi etici io sono per la libertà di coscienza. Però il dibattito dentro i partiti è fondamentale per provare ad alzare il livello delle proposte. Intervengono elementi medici, scientifici, giuridici, etici e sanitari. Un politico non è un tuttologo: avere un ufficio legislativo, delle associazioni o dei professionisti del mondo sanitario a cui appoggiarsi è fondamentale per fare al meglio il proprio lavoro. In questo senso, il ruolo dei partiti e delle assemblee legislative, avrebbe delle altissime prerogative tecniche e culturali. Poi, siccome non si tratta di modificare un’aliquota o fare una rotonda, è giusto che l’ultimo confronto sia con la propria coscienza».
Fatto sta che il Veneto avrebbe potuto arrivare primo e invece altre regioni hanno legiferato: c’è il rischio che si pera ancora tempo…
«La legge andrà in aula il 7 settembre. Personalmente, la voterei con i molti emendamenti che sono stati presentati e spero se ne possano fare altri visto il dibattito in corso nella società veneta. Se, però, la maggioranza chiedesse di superare quella depositata e di riscriverne una, purché ci sia l’accordo che il voto arrivi entro tempi ragionevoli, non farei le barricate. L’importante è il risultato».
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