Pronto un piano per controllare i conti delle imprese destinatarie di fondi e provvidenze contro la crisi indotta dal Coronavirus. C’è, infatti, una nuova emergenza, segue i flussi dei finanziamenti, quindi dei soldi. Viaggia parallela alla crisi che stiamo vivendo e può portare ad abusi e dispersione di risorse importanti. Con le fasi della ripresa, che caratterizzeranno il prossimo futuro, potrebbe assumere proporzioni allarmanti al punto da spingere Giovanni Melillo, capo della Procura di Napoli, a proporre una sorta di “codice rosso” sul modello di quello in vigore per i reati di violenza domestica e di genere, in modo che per le segnalazioni di operazioni sospette sia prevista una priorità nell’avvio delle indagini e degli eventuali conseguenti processi.

“Rafforzerebbe un’immagine di efficienza, autorevolezza e credibilità dell’intervento giudiziario”, ha affermato Melillo presentando la proposta nel corso di un’audizione alla Camera nelle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive. “Abbiamo bisogno di cose semplici – ha aggiunto – e di utilizzare al meglio gli strumenti esistenti”. Melillo ha indicato una strada: “Il meccanismo dell’autocertificazione può svolgere un ruolo fondamentale nell’orientamento delle valutazioni del sistema bancario, ma anche a protezione del sistema bancario dai rischi penalistici collegati all’erogazione del finanziamento”, ha spiegato evidenziando l’utilità di un’autocertificazione dettagliatamente articolata in griglie, semplici da verificare, e che farebbe concentrare la responsabilità su chi richiede il finanziamento. In tal modo la banca, ottenuta l’autocertificazione e con riscontri immediati, non avrebbe alcun problema di responsabilità.

Un simile meccanismo, come spiegato dal procuratore, eviterebbe ipotesi di responsabilità inappropriate e soluzioni normative che difficilmente potrebbero superare il vaglio di costituzionalità. “Qualche elemento di rassicurazione del sistema bancario può forse introdursi – ha aggiunto Melillo – Il legislatore lo ha fatto nel 2010 quando ha previsto l’esenzione dai reati di bancarotta nell’ipotesi di pagamenti collegati all’esecuzione di concordati preventivi o di ristrutturazione dei debiti. Una norma di questo tipo ben potrebbe prevedersi anche rispetto alle attività di concessione ed erogazione dei finanziamenti garantiti dallo Stato”.

Ieri mattina, oltre al procuratore Melillo, sono stati ascoltati pure il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e il procuratore di Milano Francesco Greco. De Raho ha puntato sulla necessità di “applicare la norma sulla tracciabilità dei flussi finanziari da inserire nel decreto liquidità”. Secondo il capo della Dna “tutti i movimenti devono essere registrati su conti correnti dedicati ed effettuati tramite bonifico. Prefetture e Dna potrebbero gestire le informazioni prodotte con autocertificazione dalle aziende. Bisogna puntare sulla normativa antiriciclaggio”. Per il procuratore Greco “è fondamentale assicurare al finanziamento garantito dallo Stato la massima tempestività e immediatezza, ogni ritardo pregiudica l’effetto sperato”.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).