«Le opinioni di Trump cambiano frequentemente. È difficile giudicare dalle sue dichiarazioni quanto siano ponderate e quanto riflettano chiaramente le sue convinzioni, piuttosto che il suo stato d’animo». Svetlana Gannuškina, fondatrice del Centro per i diritti umani dell’associazione russo-ucraina Memorial – insignita nel 2022 del Premio Nobel per la Pace e, tuttavia, designata ufficialmente il 9 aprile dalla Corte Suprema russa come “organizzazione estremista” – commenta l’incontro avvenuto alla Casa Bianca fra il presidente statunitense e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, che ha partecipato ai funerali del senatore repubblicano Lindsay Graham alla National Cathedral, definendolo su X “un vero amico dell’Ucraina”.

Vertice alla Casa Bianca fra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, che commenta: «Buon incontro, abbiamo parlato di missili Patriot e di diplomazia». Un segnale incoraggiante, per quanto concerne l’appoggio statunitense alla causa ucraina?
«A mio avviso, Stati Uniti e Unione europea hanno sostenuto l’Ucraina fin dall’inizio. Trump, un uomo evidentemente molto sicuro di sé, si sbagliava quando affermava di avere influenza su Vladimir Putin. Nonostante ciò, ha comunque appoggiato la parte ucraina».

Secondo quanto scritto dal Wall Street Journal, Trump avrebbe cambiato idea su Zelensky, definendolo ora «un vincente». Lo ritiene verosimile?
«Donald Trump è rimasto deluso dal suo rapporto con Putin, mentre reputa Zelensky ora un suo amico e un vincente. Tutti, però, stiamo assistendo alla continuazione della guerra, senza una vittoria o una fine delle ostilità in vista. In questo momento non riesco nemmeno a immaginare una vittoria per nessuna delle due parti. Pertanto, è necessario fare tutto il possibile per porre in essere negoziati multilaterali che coinvolgano altri Paesi, parallelamente allo sviluppo e all’attuazione di un accordo di cessate il fuoco».

A suo avviso, si assisterà alla riapertura di nuovi negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina?
«Certo. Riprenderanno un giorno: la questione è quante altre migliaia di vite di giovani soldati e di civili sono disposti a sacrificare coloro da cui dipende tutto questo».

Cambiati i vertici militari, rimossi l’ex ministro della Difesa Fedorov e il capo delle Forze Armate Syrsky: come giudica questa operazione, che ha alimentato proteste diffuse?
«Non posso giudicare i metodi di comando dell’esercito. Ciò che posso rilevare è che stiamo riscontrando ingenti perdite di vite umane, carenze di risorse energetiche e problemi economici. Finora non si intravedono segnali di miglioramento».

Ritiene che il prossimo inverno potrebbe risultare risolutivo per le sorti del conflitto?
«Non faccio previsioni da molto tempo, perché credo che non solo la Russia, ma tutta l’umanità stia attraversando un lungo periodo dettato dal paradosso e dalla perdita di ogni logica. Tutto ciò che mi resta è la speranza. Spero che ci ricorderemo che la nostra specie si chiama “Homo sapiens” e prenderemo una decisione sensata per porre fine a questa guerra».