Si chiama disobbedienza e ha come risultato quello di mettere la vita umana prima delle leggi che quella stessa vita vogliono negare, cancellare, far sì che finisca nel cimitero del Mar Mediterraneo.
La Geo Barents di Medici senza frontiere non ha rispettato l’ordine del Viminale che gli aveva assegnato il porto di La Spezia (lontano 100 ore di navigazione) per tornare indietro e salvare altre due imbarcazioni. Alla fine sulla barca delle Ong si trovano 237 persone, frutto di tre salvataggi diversi e di un cambio di rotta, possibilità negata dal decreto Piantedosi.

Ora Medici senza frontiere, secondo il decreto, potrebbe ricevere una multa e vedersi sequestrata l’imbarcazione. La destinazione al momento resta sempre La Spezia. Il Viminale ha fatto sapere che verificherà al momento dell’arrivo in porto il rispetto o meno delle prescrizioni del decreto. La tecnica del ministro dell’Interno, da quando si è insediato il governo è quella di far di tutto per criminalizzare le Ong e impedire loro di salvare i migranti che attraversano il Mediterraneo. Oltre al decreto, si usano tutti gli espedienti come quello di costringere le barche a raggiungere porti lontani sottoponendo gli uomini, le donne e i bambini che vengono imbarcati a un’ulteriore sofferenza. Non c’è motivo, se non quello dell’utilizzo politico di queste misure, che giustifichi tali decisioni.

Ma Piantedosi non demorde e continua nella campagna denigratoria. «C’è questa coincidenza strana – ha detto per commentare la scelta di Geo Barents – la presenza delle navi Ong e le condizioni climatiche, fanno ripartire i gommoni dalla Libia, anche le imbarcazioni più fragili. Noi ci lamentiamo di questo, loro si lamentano della lunga percorrenza. Il salvataggio e il naufragio sono qualcosa di occasionale, non di ricerca sistematica, che induce alle partenze perché la presenza delle Ong guarda caso fa ripartire i gommoni». L’equazione assurda – presenza delle Ong uguale più barconi che attraversano il mare – andrebbe rigirata così: meno Ong, più morti. Il resto sono posizioni che niente hanno a che vedere con la realtà. Geo Barents ha deciso di cambiare rotta non per dispetto, ma perché ha ricevuto la richiesta di soccorso da Alarm phone. Ha fatto prevalere la legge del mare e il diritto internazionale rispetto a un decreto fuori legge.

Se i Medici senza frontiere non fossero intervenuti, quel barcone probabilmente sarebbe affondato e quelle persone sarebbero morte. La campagna contro le Ong, iniziata con i Cinque stelle, che le chiamavano i taxi del mare, è continuata in tutti questi anni. Oggi il governo Meloni le considera il nemico pubblico numero uno e continua a dare loro la colpa degli arrivi, quando è dimostrato che solo l’11 per cento dei migranti che sbarcano sulle nostre coste sono salvate dalle organizzazioni non governative. E allora con la decisione di Geo Barents di disattendere l’ordine del Viminale inizia uno scontro duro, ma necessario: da una parte lo Stato di diritto, le leggi che si basano sul rispetto della persona, dall’altra una politica cinica che non si preoccupa di uomini, donne e bambini che continueranno a fuggire e ad arrivare da noi. Cosa che ha fatto Geo Barents: aveva a bordo 69 migranti soccorsi l’altro ieri, poi ne ha salvati altri 61 e poi altri 107 tra cui 5 minori e 36 donne. Numeri che sono volti, che sono storie, e che sono anche la misura del nostro livello di civiltà.

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Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica