Ha solo 20 anni ma è affetta da un brutto linfoma. Quando è arrivata all’Ospedale Cardarelli aveva contratto anche il coronavirus. Una situazione molto complessa a cui i medici del nosocomio non si sono arresi e hanno deciso di lottare per salvarle la vita. “Il rischio di morire per il linfoma era molto superiore di quello di morire da Covid per cui abbiamo deciso nonostante fosse positiva al virus di iniziare ugualmente la chemioterapia con la giusta forza”, ha spiegato Felicetto Ferrara, Direttore del dipartimento di Oncoematologia del Cardarelli. Così, grazie al lavoro in team tra l’Oncoematologia e la Medicina diretta da Marco Laccetti e Pasquale Morella, sono riusciti a salvarle la vita.

In tempi di pandemia non esiste solo il Covid, ma anche molte altre malattie che mettono a rischio la vita dei pazienti. Lo sanno bene i medici dell’Ospedale Cardarelli che ce la stanno mettendo tutta per combattere il Coronavirus e contemporaneamente continuare a curare al meglio tutte le altre patologie, soprattutto quando il paziente contrae il virus ma soffre anche di altro. Come è successo alla ragazza 20enne. “Il suo tumore era in stadio 4 con il coinvolgimento di altri organi, ed è raddoppiato in pochi giorni. Era in pericolo di vita imminente – spiega Ferrara – Per questo motivo abbiamo deciso di iniziare subito la chemioterapia che è stata condotta nel reparto Covid”. Si tratta di una eccezionalità, una macchina organizzativa messa in moto per garantire immediate cure alla ragazza nonostante le difficoltà che la pandemia impone.

È stata una scelta molto coraggiosa quella fatta dai medici dell’Oncoematologia e della Medicina, perché, spiegano, non esistono delle linee guida per gestire casi come questo, ma alla fine ce l’hanno fatta: “La ragazza dopo un po’ ha sia negativizzato il Covid, e la chemioterapia contro il tumore ha funzionato bene – ha spiegato con soddisfazione Ferrara – Così l’abbiamo dimessa e adesso torna qui solo per i controlli periodici”.

“La pandemia sta terrorizzando il Mondo ma non può bloccare la sanità per quanto riguarda la cura delle altre patologie – ha tetto Marco Laccettiessere riusciti nell’impresa di combattere contemporaneamente due malattie così gravi ci ha emozionati. La telefonata della mamma della ragazza che ci diceva che le cose stavano andando molto bene ci ha riempito il cuore. All’inizio la signora era molto diffidente ma poi siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo”.

“Probabilmente il linfoma è stato diagnosticato tardi alla ragazza – spiega Ferrara – Di questi tempi le persone hanno paura di contrarre il Covid andando in ospedale e questo inevitabilmente ritarda le diagnosi”. Proprio per questo motivo al Cardarelli si fa di tutto per evitare che le altre malattie siano trascurate. “Sotto la pressione di garantire l’assistenza ai pazienti Covid abbiamo cercato di portare in quei reparti la specificità dell’internista, cioè quella di assistere pazienti polipatologici, fragili e con particolari debolezze. In questo contesto ci siamo trovati davanti a pazienti che non potevano veder procrastinare l’intervento terapeutico perché affetti da patologie estremamente minacciose per la loro sopravvivenza. Così siamo riusciti, nonostante la pandemia a garantire le cure a chi ne aveva bisogno. In tanti poi ci hanno detto ‘grazie a voi ce l’abbiamo fatta’”.

E così il team del Cardarelli insiste e non getta la spugna. Attualmente sono impegnati in una nuova sfida: la cura all’interno del reparto Covid di un paziente affetto da sindrome Moschcowitz, una malattia grave che se non viene trattata porta a morte imminente. “C’è bisogno di fare una particolare procedura, la plasmaferesi – spiega Ferrara – È necessario un macchinario complesso che abbiamo portato direttamente nel reparto Covid. Abbiamo allestito una vera e propria stanza apposita. Ora il paziente sta meglio e se negativizzasse il covid potrebbe anche essere dimesso”.

Il segreto del successo è il lavoro in squadra, mettendo insieme tutte le competenze e le specialità dei singoli reparti. “È la continuità di un atteggiamento che il Cardarelli ha sempre avuto, quella della collaborazione tra tutte le unità operative – sottolinea Pasquale MorellaÈ solo grazie a questa collaborazione che riusciamo a trattare al meglio pazienti covid positivi per tutte le patologie complesse e specialistiche. Non solo l’emotologia, abbiamo anche casi di chirurgia generale, vascolare, urologica, ortopedica, in cui il paziente viene operato nel reparto Covid. Il nostro è un gioco di squadra: non è importante chi segna ma che la squadra vinca”.

“Noi cerchiamo di fare di tutto, laddove è possibile, di farlo al meglio con l’aiuto soprattutto di infermieri e oss che sono le persone che più sono in stretto contatto con i pazienti – conclude Morella – Ci sono tante soddisfazioni ma anche tante amarezze: a volte i parenti dei pazienti sono aggressivi nei nostri confronti, non si fidano. A loro dico: abbiate fiducia e andrà tutto bene”.