Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, guardie giurate, personale del 118, amministrativi. In tanti questa mattina hanno dato l’ultimo saluto a Michelina Petretta, l’infermiera di 52 anni dell’ospedale Cardarelli di Napoli stroncata dal covid dopo oltre tre settimane di ricovero nel più grande ospedale del Mezzogiorno.

Michelina non ce l’ha fatta. Lavorava nel reparto di medicina d’urgenza e ha combattuto come una guerriera contro questo terribile virus che ha già stroncato tante vite tra il personale sanitario, ancora di più in prima linea in questa emergenza pandemica. Era originaria di piazza Mercato a Napoli, lascia marito e una figlia e questa mattina, giovedì 11 febbraio, i suoi colleghi le hanno dedicato un lungo applauso all’uscita del carro funebre dal parcheggio dell’ospedale partenopeo.

Ha contratto il coronavirus dopo le festività natalizie e da metà gennaio era ricoverata nel centro covid del Cardarelli. Le sue condizioni sono peggiorate con il passare delle settimane. Michelina è stata intubata fino al tragico epilogo delle scorse ore.  “Una donna lavoratrice, una madre, una moglie, un’amica, una collega, una combattente contro uno stramaledetto virus. Con Michela, soprattutto, muore una parte di noi… Che questo Sole accompagni il tuo volo libero, Anima dolce” scrive un collega sui social.

In tanti in queste ore stanno ricordando la 52enne. Maria Giovanna Di Palo, medico del Cardarelli la ricorda così: “Non so se in altri ambiti succeda lo stesso. Ma quando il tuo lavoro si articola in 24 ore e ti ritrovi a condividere anche pomeriggi, notti, giorni festivi in un Reparto così critico, peraltro, quando insomma condividi davvero così tanto della tua vita in termini di emotività, di esperienze più o meno dolorose o a buon fine attraverso le storie dei pazienti, quando fai questo lavoro qui, tutto ciò che esiste in questo microcosmo diventa famiglia. E ne fai parte anche tu.

Così i rapporti interpersonali crescono, le intese si rafforzano, si diventa complici di un turno massacrante e di una bella notizia personale, nasce una condivisione che altrove non so se sia possibile. È così nel bene e nel male, “nella gioia e nel dolore”, come recita un giuramento. È un legame che resta, anche se si vive quasi sempre purtroppo solo in quelle ore affannose e convulse, di notte o di giorno. E quando una di noi se ne va, quando una delle nostre infermiere ci lascia sgomenti, impietriti e affranti, allora capisci quanta umanità e sensibilità e bellezza possa celarsi anche dietro il più complesso e penoso dei reparti di questo luogo che ti genera amore ed odio, sorrisi e lacrime. Michelina è una di noi, è parte di noi, di quel corridoio sempre stracolmo, di allarmi che suonano a ripetizione, di terapie d’urgenza e prelievi a tambur battente. Michelina è un’amica, una confidente, un esempio umano e lavorativo, una grande e saggia donna, mamma e moglie, oltre che infermiera. Michelina è parte della nostra storica e mortificata “Decima” medicina, come tutti qui sono soliti identificarci. Michelina, tu continui ad esserci. Solo che dovremo abituarci ad un vuoto difficile da sopportare. Ricorderò il tuo essere sempre ottimista, sempre dolce e misurata, sempre coraggiosa e tosta”.

Un suo collega infermiere scrive: “Non so come iniziare questo post… e quindi così, di getto…. Michela non ce l’ha fatta…non c’è più… Una moglie, una mamma, un’ amica. Per me una collega che incontravo tutti i giorni prima di iniziare il turno e che non ho mai visto rabbuiata, sempre sorridente, sempre pronta a salutare lei per prima. Una di quelle persone che non conosci a fondo, ma sai che sono belle persone. Le belle persone lo hanno scritto in fronte. Per lei il covid non è stato una semplice influenza, per lei il covid è stato spietato. Il vaccino non è arrivato in tempo.

L’infezione, il ricovero, la terapia intensiva, l’intubazione, sono stati tutti più veloci del vaccino e anche lei, la “nera signora”, è arrivata prima, non ha aspettato. Una roulette russa, non sai se ascolterai il clic del colpo che non parte oppure non ascolterai più nulla. Fin quando capita agli altri. Fin quando non tocca a me, “è una semplice influenza“. Fin quando non tocca a me “ho paura del vaccino” “non so se lo farò”. Fin quando a morire sono numeri e non persone. Non ne posso più di persone che leggono due titoli di articoli su facebook e pensano di sapere tutto, laureati sulla tazza del bagno con i cellulari in mano. Oggi non ho pazienza. Smettete di leggere sciocchezze e chiedete a chi ha combattuto e combatte questo mostro di cosa è capace, se è pericoloso, se bisogna fare il vaccino. Chiedete a chi ha visto entrare in ospedale pazienti che annaspavano con saturazione sotto i piedi. Chiedete a chi ha visto i figli fuori al pronto soccorso salutare per l’ultima volta i genitori che entravano e non uscivano più. Chiedetelo a chi non ha neanche potuto vedere le salme dei propri cari. Scomparsi nel limbo della nostra miseria. Ma forse, la verità è che non lo sappiamo neanche noi cos’è il covid. Forse bisognerebbe chiederlo a Michela cos’è il covid o al marito. Forse bisognerebbe chiedere alla figlia di Michela cos’è il covid. Undici mesi fa dicevamo: “bisogna aspettare il vaccino”. Oggi: “non so se lo farò”. “Se solo fosse arrivato prima” invece abbiamo detto noi che conoscevamo Michela. “Se solo fosse arrivato prima”, il nostro rammarico. Perdonatemi se parlando di vaccino mi sentirete perdere la pazienza, se dovessi mandarvi a quel paese. Perdonatemi, lo devo a Michela e a tutti i colleghi che nell’adempimento del proprio dovere non ci sono più. Lo devo a tutti coloro per i quali il vaccino non ha fatto in tempo”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.