“Il tocilizumab potrebbe presto diventare lo standard di cura per la polmonite da coronavirus”. E’ quanto dichiara Paolo Ascierto, direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli, in merito al farmaco anti-artrite da lui lanciato durante la prima ondata della pandemia per provare a contrastare l’avanzata della polmonite.

Il professore del Pascale commenta così i risultati incoraggianti che arrivano da Regno Unito e Olanda “sul trattamento delle complicanze polmonari da covid-19 con il tocilizumab. I colleghi ricercatori dell’Imperial College of London e dell’Università di Utrecht – sottolinea l’oncologo napoletano – sostengono che i risultati ottenuti nelle sperimentazioni cliniche fatte fino a questo momento siano sorprendenti in termini di sopravvivenza dei pazienti”.

“Lo studio, concluso due giorni fa (mercoledì 18 novembre), è stato svolto su pazienti in gravi condizioni e ha portato i ricercatori a pensare che effettivamente tocilizumab potrebbe presto diventare lo standard di cura per la polmonite da coronavirus. Non possiamo che fare un grande in bocca al lupo ai colleghi, grazie” conclude Ascierto.

IL PRIMO BILANCIO – Il tocilizumab “riduce i tempi di dimissione nei pazienti trattati” ma “non ha dimostrato un vantaggio statisticamente significativo nel ridurre la mortalità a quattro settimane dal suo utilizzo e nel miglioramento clinico nei pazienti con covid-19”. E’ quanto dichiarava lo scorso luglio il professor Paolo Ascierto in seguito a uno studio effettuato da La Roche, l’azienda farmaceutica che lo produce.

Se a maggio scorso l’Aifa, l’agenzia del farmaco, ha promosso la ‘cura Ascierto’ sui pazienti affetti da polmonite da covid19, in base a uno studio sulla Fase II su circa 1220 casi analizzati che ha evidenziato il calo della mortalità a 30 giorni senza comportare effetti collaterali significativi sui pazienti a cui è stato somministrato, gli aggiornamenti sulla Fase III hanno per ora riscontrato dubbi proprio sulla mortalità.

“Gli studi di Fase III – spiega Ascierto – rimangono sempre i più importanti per dimostrare l’efficacia di un farmaco. Il CoVacta, lo studio di fase III, su scala mondiale, che ha valutato l’efficacia dell’utilizzo del tocilizumab confrontato con il placebo non ha dimostrato un vantaggio statisticamente significativo nel ridurre la mortalità a 4 settimane e nel miglioramento clinico nei pazienti con COVID-19”.

“Tuttavia – precisa Ascierto – lo studio riporta anche che il tempo di dimissione nei pazienti trattati con tocilizumab risulta essere inferiore. Questo dato potrebbe indicarci che esiste un sottogruppo di pazienti che potrebbe comunque beneficiare del trattamento con tocilizumab. La chiave potrebbe essere in alcuni biomarcatori”.