In servizio un magistrato su quattro: tanto basta a fotografare la carenza di personale che affligge il giudice di pace di Napoli. Le scoperture delle piante organiche relative a giudici e cancellieri, che in Tribunale e Corte d’Appello sono tali da determinare carichi di lavoro altissimi per le toghe in servizio, sono ancora più evidenti nell’ufficio deputato a trattare migliaia di cause relative soprattutto ai beni mobili di valore non superiore a 5mila euro e al risarcimento dei danni provocati da veicoli o imbarcazioni (senza dimenticare le competenze, seppur limitate, in ambito penale). Su una pianta organica di 250 giudici, dunque, al 30 giugno 2019 ne risultavano in servizio soltanto 61. Talmente pochi da spingere i vertici del mondo giudiziario a destinare 12 giudici onorari proprio al giudice di pace, in attesa dell’espletamento del concorso a livello nazionale. Non va meglio per quanto riguarda il personale amministrativo.

Qui i dipendenti in servizio sono 116 a fronte dei 137 previsti dalla pianta organica. La conseguente scopertura è del 15%, ma sale al 18 se si pensa che un funzionario, un cancelliere e due ausiliari sono stabilmente applicati ad altri uffici giudiziari. A complicare la situazione ci pensa il mancato versamento del contributo unificato, da parte di molti avvocati, all’atto dell’iscrizione a ruolo dei fascicoli civili: «Questa prassi – si legge nella relazione stilata dai vertici della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giuseppe De Carolis – impegna significativamente l’ufficio sottraendo risorse umane alle attività di cancelleria e di front office». Il personale, infatti, è chiamato a un lavoro extra, cioè al recupero dei contributi. Questo impegno ha portato a individuare ben 16mila fascicoli privi del contributo o con un contributo unificato inferiore al dovuto. Ma a quanto ammonta il carico di lavoro?

Le statistiche relative al contenzioso civile ordinario parlano di oltre 120mila fascicoli pendenti al primo luglio 2018, ridottisi a meno di 114mila nel giro di un anno. E questo grazie all’impegno di magistrati e personale che, a dispetto delle scoperture delle rispettive piante organiche, sono riusciti a smaltire un numero di cause arretrate superiore a quelle sopravvenute nei 365 giorni considerati. Buone performance anche per quanto riguarda il settore penale: in un anno i processi giunti alla fase del dibattimento si sono ridotti da 2.823 a 1.945, mentre i fascicoli di indagine sono aumentati da 346 a 438, per quanto riguarda quelli a carico di persone note, e da 2.780 a 2.897, per quanto concerne quelli nei confronti di ignoti. E negli altri uffici del circondario?

Singolare la situazione del giudice di pace di Procida dove, non essendo presente un titolare per l’ambito penale, il servizio è stato assicurato da giudici di pace applicati dal Tribunale di Napoli di sei mesi in sei mesi. Il che ha comportato la necessità di un continuo rinnovo delle istruttorie e un allungamento dei tempi di definizione dei processi. A Ischia, invece, l’ufficio è privo di un funzionario giudiziario dal 2017 e, per brevi periodi, ha visto succedersi diversi cancellieri inviati da Napoli. Risultato? Ritardi notevoli nella pubblicazione delle sentenze, nel pagamento dei giudici e in tutti gli adempimenti che spettano al capo dell’ufficio.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.