Egregio Signor Presidente del Consiglio,
Ella, quando ha assunto l’alto incarico, ha detto che sarebbe stato il nostro avvocato, l’avvocato del popolo. Siccome c’è una grossa crisi nella giustizia, questo popolo che Ella rappresenta si è domandato se Lei è garantista o giustizialista: e Lei a questo proposito ha risposto che coloro che si domandano questa cosa non hanno capito che sono “contrapposizioni manichee”. Il problema è che Lei, in più che nostro avvocato, è anche professore universitario e dunque usa un linguaggio di cultura, e infatti noi non siamo sicuri di capire il significato di “contrapposizioni manichee”. Probabilmente Lei significa che non è tutto bianco o nero e l’importante è che la giustizia funzioni bene al di là delle etichette. Noi però se possiamo permetterci non siamo d’accordo. Noi pensiamo che la giustizia può funzionare bene anche quando è cattiva, e che quando lo Stato toglie i diritti alle persone ne viene una giustizia che bisogna cambiare non perché funziona male ma perché è cattiva. Farla funzionare bene facendola essere cattiva con tutti è quel che vuole il giustizialista: e a Lei, che è il nostro difensore, questo non dovrebbe piacere. Il garantista vuole invece che la giustizia funzioni bene nel tutelare i diritti degli individui: e questo, a Lei che vuole difenderci, dovrebbe piacere.

Ella ha anche detto che nel servire il Paese che ama ci mette tanta passione, che Le “sgorga naturale”. Noi La crediamo, e siamo sicuri che in tanta passione Le è d’aiuto Padre Pio, che anche tanti di noi veneriamo. Solo che da questo Paese che Lei ama sgorga naturale una giustizia molto spesso malvagia. Le stimmate sono sulla pelle di chi la subisce, mentre quelli che lavorano per Lei al governo e sui giornali dicono che gli innocenti non finiscono in carcere e che i delinquenti bisogna metterli “in catene”. Sono i giustizialisti. Sono quelli che Ella “insiema” ai garantisti (non so se si dice “insiemare” ma Ella perdonerà), come se fossero entrambi su uno stesso piano di “schieramento pregiudiziale”: ma non sono sullo stesso piano. Perché da una parte ci sono quanti condividono e vorrebbero realizzata la teoria che Le è sgorgata naturalmente di bocca quando, alla Camera dei deputati della Repubblica, Ella ha spiegato che tra i principi da difendere c’è la presunzione di colpevolezza; e dall’altra parte ci sono quanti credono che se uno debba essere processato bisogna comunque presumerlo innocente. Che è una cosa che è scritta nella Costituzione.

Lei, oltre che colto come Le ha riconosciuto il fratello del commissario Montalbano, è una persona sensibile, e di queste qualità ha dato una memorabile prova quando, ancora una volta alla Camera, ha manifestato la Sua commossa solidarietà a Sergio Mattarella evocando il ricordo del “congiunto” del presidente della Repubblica (i nomi scappano, ma l’importante è il pensiero). E anche su Twitter, proprio l’altro giorno, Lei ha postato che «tutti hanno il diritto di vivere e crescere senza subire soprusi» e che per proteggere quel diritto «anteponiamo gli argini della cultura». Ella però capirà che i garantisti vedono spesso una giustizia fatta in forza di una cultura che antepone i rastrellamenti giudiziari ai diritti di mille innocenti all’anno in galera: e questi, se possiamo osare di prendere in prestito le Sue parole, sono argini giustizialisti che appunto ostacolano il diritto di vivere senza subire soprusi.

Lei alla cultura – che ha massimamente – tiene molto, come ci teniamo noi che ne abbiamo così poca. E in questa poca ricordiamo d’aver letto da qualche parte che «l’umanità scaccia colla destra la morte, e calpestando gli orribili ordigni de’ supplizi, con volto in cui leggonsi la gioia, l’orrore e la compassione mescolate, presenta al Delitto gli strumenti degli utili lavori». A dire la verità non è che ci abbiamo capito troppo, ma a naso ci sembra un discorso garantista. E se dovessimo rileggerlo oggi, nel Paese che Ella ama e governa, lo ritroveremmo in contrapposizione manichea a chi i detenuti li vuole in catene. E questi sono tutti schierati con Ella. Non ci chieda allora di non domandarLe se Lei è garantista o giustizialista. Non serve. Non glielo domandiamo. Non ce lo domandiamo.
Con stima.