Lo zar davanti a un bivio
Golpe contro Putin, Zafesova: “E’ fragile e isolato, stavolta il malumore è tra i ‘putiniani’. Shoigu non ha strumenti adatti ma militari e servizi segreti…”
Impantanato nell’operazione ucraina e nella crisi economica, l’immagine e il consenso di Putin vacillano. Si avvicina la Giornata della Vittoria, ma Mosca è blindata e il presidente è costretto a guardarsi le spalle
Sembrano lontani i giorni in cui Vladimir Putin era circondato da un’aura inscalfibile, quasi soprannaturale. Oggi i giornali internazionali lo definiscono isolato, ridotto a spostarsi da un bunker all’altro di fronte a un popolo sempre più insoddisfatto. L’inatteso prolungamento della guerra in Ucraina, l’economia in crisi, gli attacchi sul proprio territorio stanno sgretolando l’immagine dello “Zar”. Ora Vladimir si prepara a celebrare, il prossimo 9 maggio, una Giornata della Vittoria che sembra appartenere soltanto al passato. Anna Zafesova, giornalista, politologa ed esperta di Russia, ha analizzato il momento di enorme fragilità del presidente russo.
Le parate militari a Mosca per la Giornata della Vittoria sono da sempre una manifestazione di forza e di grandezza. Quest’anno, però, il tono sarà decisamente diverso…
«Come annunciato dal portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, saranno delle celebrazioni in formato ridotto e non sfileranno i mezzi militari. Le ipotesi possono essere due: ci sono meno risorse, dal momento che quasi tutte le armi sono state inviate in Ucraina. Mentre in secondo luogo, Putin potrebbe temere una concentrazione di truppe e mezzi militari nella capitale, che rappresenterebbe un vantaggio per i suoi eventuali cospiratori».

Dopo l’ultimo attacco ucraino nel cuore di Mosca, il presidente russo passa molto tempo nei bunker e le misure di sicurezza sono sempre più stringenti. Che prospettive politiche vede per Putin in questo momento?
«Putin sta vivendo uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Non riesce ad avanzare in guerra e la situazione economica è molto difficile per la Russia. Il deficit è altissimo e le entrate petrolifere sono minime. Questi fattori hanno generato uno scontento non più solo tra i dissidenti, ma anche tra i putiniani».
Dalle elezioni in Ungheria alle ultime esortazioni del premier slovacco sull’ingresso dell’Ucraina in Europa, fino all’Iran stremato dalla guerra. Putin è senza alleati?
«Putin è isolato da molto tempo. Anche i suoi vecchi alleati europei si sono sempre guardati dal rompere definitivamente con l’Ue. Adesso abbiamo il nuovo governo bulgaro di Radev e poi il governo rumeno caduto grazie ai partiti filorussi, ma Vladimir è rimasto solo: non sta vincendo la guerra e nessuno è disposto a scommettere su di lui».
E sul fronte interno?
«Ci sono dei dibattiti molto accesi nell’ambiente dei falchi russi. Sono scontenti di Putin e ritengono che debba essere più determinato a trasformare l’operazione militare in Ucraina in una guerra totale. E proprio la pressione di questi falchi è qualcosa che preoccupa il presidente. Se si teme un colpo di Stato, sono proprio i militari e i servizi segreti i primi a incutere paura».
In questi giorni si rincorrono le voci di un possibile golpe. Tra gli ipotetici autori, risalta il nome di un vecchio amico di Putin: Sergej Shoigu. È un’ipotesi credibile?
«Shoigu è estremamente impopolare tra i militari. L’unico motivo per cui potrebbe organizzare un colpo di Stato sarebbe quello di salvarsi la pelle, ma non ha gli strumenti adatti».
Escludiamo Shoigu allora. Il colpo di Stato è uno scenario realmente plausibile?
«La parte moderata e civile del governo russo, ovvero i tecnici responsabili dell’economia e dell’amministrazione, se potessero, lo farebbero domani il golpe, perché si rendono conto del disastro verso il quale Putin sta portando la Russia. Da questo punto di vista, guarderei al premier Mišustin, che prenderebbe le funzioni del presidente in caso di sua incapacità. Si è tenuto molto lontano dalla guerra, mostrandosi come un’alternativa pragmatica e pacifica ai falchi. In alternativa, però, possiamo immaginare un assalto al Palazzo da parte dei gruppi di falchi che ritengono che Vladimir stia gestendo male la guerra».
La prosecuzione del conflitto, la recessione economica e il blocco a più riprese di Internet. I sondaggi concordano sul calo di consenso dei russi nei confronti di Putin. Qual è lo stato d’animo della popolazione?
«La classe dirigente del Paese è esausta, il malumore stavolta riguarda i leali, non i dissidenti, quindi il calo dei consensi è reale. Perfino i cortigiani vogliono dire a Putin che è impopolare, vogliono provare a fargli correggere la propria rotta. La chiusura di Internet poi, per i russi, è stata come la rottura di un patto. La rete, pur con tutti i controlli e le censure del caso, rappresentava la libertà. Putin quindi si trova davanti a un bivio: o eserciterà un potere ancora più feroce rispetto a quello visto finora, oppure potrebbe andare incontro al declino».
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