I tifosi dello showdown finale, cioè Renzi che stacca la spina al Conte 2 – tanti anche tra Pd e 5 Stelle – possono attendere. Stessa cosa per coloro che fanno il tifo per la fine politica di Renzi, quelli che da giorni cinguettano: “Se è il solito penultimatum e non fa quello che deve, è finito”. Quello “che deve” sarebbe quello che molti altri vogliono ma non hanno il coraggio di fare: rimpasto e, se necessario, anche sostituire Conte.

Insomma, per il finale di partita Conte/Renzi – se e quando mai ci sarà – c’è ancora tempo. La partita è congelata. O rinviata. Questo primo tempo è durato otto giorni. Era mercoledì scorso quando Matteo Renzi dal suo banco del Senato disse al premi che “così non si può più andare avanti”. Che non era accettabile la gestione del Recovery plan e dei 209 miliardi europei con una task force di manager e tecnici nominati con Dpcm e con poteri che avrebbero escluso il Parlamento e lo stesso governo. Che non era accettabile che tutto questo, e anche altro come la Fondazione sulla cybersicurezza, entrasse sotto forma di emendamento in una legge di bilancio. Il primo tempo si è concluso ieri sera quando la delegazione di Italia viva – Renzi, Bellanova e Bonetti, Rosato, Boschi e Faraone – ha lasciato palazzo Chigi dopo un’ora scarsa di colloquio con Giuseppe Conte. La consultazione più veloce di tutte.

Adesso è necessario andare negli spogliatoi. Per tutti. C’è da votare la legge di bilancio, da organizzare bene la campagna vaccinale, evitare che le feste di Natale si trasformino in una bomba di contagio senza umiliare cittadini stufi di sopportare chiusure. Per l’appunto, straordinaria coincidenza, ieri sono stati liberati anche i 18 pescatori italiani sequestrati dal generale libico Haftar il primo settembre. Un altro esempio di inerzia – o forse incapacità – che Renzi denunciò mercoledì scorso al Senato. Tutti nodi politici in buona parte condivisi anche da Leu e Pd. Solo che Renzi ci ha messo sopra il carico da 90 della “crisi di governo”: «Noi non vogliamo posti e poltrone come la comunicazione di palazzo Chigi suggerisce ogni sera a vari media e commentatori. E quindi, o le cose cambiano, oppure ti lasciamo i nostri tre posti».

Insomma, il vertice di ieri sera – ultima consultazione di una verifica di maggioranza richiesta come urgente da Italia viva – è stato un po’ il riassunto delle puntate precedenti.. In questa settimana, nei vari colloqui con le altre forze politiche, il premier ha già fatto capire che sul Recovery Plan e sulla gestione del Piano nazionale di ripartenza e resilienza avrebbe cambiato, condiviso. In una parola, fatto marcia indietro purché “si garantisca il modo di spendere bene quei soldi nei tempi e nei modi dovuti”. Nella partita di Next generation Eu non sono ammissibili intoppi burocratici. Adesso Conte ha sul tavolo tutte le proposte delle forze di maggioranza per un’Italia che deve ripartire cambiata e crescere dopo la pandemia. Nessuno parla di rimpasto. Tutti hanno l’ambizione di dire cosa serve come se fossero altri al governo. L’elenco di Italia viva – una lunga lettera inviata a Conte mercoledì sera e ieri mattina postata su Facebook “in nome della trasparenza” – contiene il casus belli.

Nell’elenco delle cose da fare “per dare senso e sostanza a questa maggioranza” secondo Italia viva c’è anche il Mes, l’accesso ai 37 miliardi messi a disposizione dal Fondo salva-stati e su cui sa bene che Conte non può insistere perchè altrimenti il Movimento 5 Stelle va in frantumi più di quello che già è. Renzi chiede di investire sulla “sostenibilità ambientale” coinvolgendo Eni, Enel, Saipem, Snam, le eccellenze italiane leader di settore per capire come creare posti di lavoro. Dice no al «collage di buone proposte senza un’anima, senza una visione, senza un’idea di come vogliamo essere tra vent’anni» che ha invece visto nell’ormai famoso piano inviato alle ministre alle due di notte del 7 dicembre. Il Next Generation UE «non è un cesto di risorse gratis al quale tutti possiamo attingere a piene mani, con criteri di distribuzione parcellizzati». Perché questi 200 miliardi sono “l’ultima chance che abbiamo”.

Cita Mario Draghi perchè «il problema è peggiore di quello che appare e le autorità devono agire urgentemente». Infrastrutture, lavoro, la riapertura delle scuole “in sicurezza” , le riforme che vuole dire legge elettorale di tipo maggioritario e superamento del Titolo V che tante difficoltà sta creando in questa emergenza. Infine l’intelligence. Devi dare la delega, scrive Renzi, «non puoi lavorare con te stesso anche in questo settore».  Anche il Pd ieri pomeriggio, dopo Italia viva, ieri ha mandato a palazzo Chigi le sue proposte, 26 slide per altrettanti progetti. Anche il Pd vuole il Mes. E questo è il primo problema di questa presunta nuova fase. Come lo è stato di quella che si sta chiudendo. Non è un caso che i 5 Stelle, prima con il sottosegretario Buffagni poi con Di Battista hanno ricominciato a cannoneggiare contro Italia viva “che cerca solo poltrone”. Ecco, si ricomincia dove eravamo rimasti. Ma è solo il primo tempo.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.