Dopo mesi di combattimenti logoranti iniziano a cambiare gli scenari nella guerra in Ucraina. Kiev ha lanciato una pesante controffensiva sul fronte a Est riconquistando una fascia di terra di circa duemila chilometri. È stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a dare notizia sei territori riconquistati sul territorio invaso dai russi: “Dall’inizio di questo mese, l’esercito di Kiev ha ripreso 2 mila km quadrati di territorio alle forze russe”. E ha aggiunto: “Le truppe nemiche hanno fatto la scelta giusta fuggendo dalla regione di Kharkiv”.

Il riferimento è al ritiro delle forze russe da Izyum e altri insediamenti dell’area, raccontato da Mosca come una “riorganizzazione” per puntare alla conquista di tutto il Donbass. “Le forze ucraine hanno assunto il pieno controllo della città di Balakliya”, ha annunciato la vice ministra della Difesa di Kiev, Hanna Malyar. Stessa sorte per Izyum. “Non si può dire che l’operazione militare per liberare Izyum sia finita, ma le nostre forze armate stanno operando”, ha detto, parlando di una grande festa da organizzare per il giorno della liberazione. “Il 10 settembre è il giorno della liberazione di Izyum dagli invasori russi”.

In un solo giorno le forze ucraine hanno ripreso le città di Kupyansk e di Izyum e continuano ad avanzare rapidamente. Ma Zelenzky resta cauto: “Mosca spera di spezzare la resistenza ucraina in inverno, contando sui problemi di riscaldamento in Ucraina e su un possibile indebolimento del sostegno occidentale a Kiev a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia in Europa” ha detto Volodymyr Zelensky durante il “forum internazionale annuale di Yalta European Strategy (YES) svolto a Kiev.

Secondo gli ordini di Mosca il Donbass sarebbe dovuto essere conquistato interamente entro il 15 settembre. Ieri i russi si sono ritirati da Lyman, la piccola città che avrebbe dovuto essere la piattaforma per lanciare l’attacco contro le città gemelle di Sloviansk e Kramatorsk ma è diventata il massimo punto di espansione dei soldati russi nella regione di Donetsk – come il segno lasciato da una piena. Le forze ucraine ora sono di nuovo alle porte di Lysychansk, la città lasciata in mano ai russi a giugno.

L’agenzia nucleare statale ucraina Energoatom ha annunciato che il sesto ed ultimo reattore della centrale di Zaporizhzhia – controllata dai russi, nel sud del Paese – non produce più elettricità. “Oggi, 11 settembre 2022, alle 03:41 (le 2:41 in Italia), l’unità n. 6 della ZNPP è stata scollegata dalla rete elettrica – si legge in un comunicato dell’agenzia -. Sono in corso i preparativi per il raffreddamento e il trasferimento allo stato freddo”. Ieri, le autorità filo-russe della regione di Zaporozhzhia hanno fatto sapere che Kiev aveva deciso unilateralmente di non ricevere più energia dalla centrale nucleare di Energodar: lo ha dichiarato, come riporta la stampa russa, un esponente del consiglio principale dell’amministrazione locale, Vladimir Rogov. “La fornitura di elettricità dalla centrale di Zaporozhzhia al territorio ucraino è stata interrotta, per decisione unilaterale di Kiev, sebbene vi sia la possibilità tecnica di fornirla”, ha affermato Rogov secondo l’agenzia Ria Novosti. Lo scorso 3 settembre, le stesse autorità filorusse avevano riferito di avere sospeso la fornitura per questioni tecniche, in seguito al danneggiamento di due linee elettriche dovute ai bombardamenti.

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