Il punto è capire dove finisce il bluff. E se di bluff si tratta. Fossimo ad un tavolo da gioco, uno cala le carte, chiede di vedere e finisce lì. Bene o male. Ma questo tavolo è un po’ più complesso, si chiama geopolitica e in palio c’è l’ordine mondiale e il destino delle nostre già fragili democrazie. Putin continua a minacciare: per il terzo giorno di fila, prima era stato il suo portavoce (“arriverà la tempesta globale”), poi la potente Sacharova, portavoce del ministro degli Esteri (“È triste vedere l’Italia spinta al suicidio economico dagli Stati Uniti”), ieri ha parlato proprio lo Zar in persona: “Le sanzioni occidentali contro Mosca sono una minaccia per il mondo”. E poi basta gas che tanto lo vendo ai cinesi. E basta anche grano. Un delirio. O un bluff, appunto. Che però al momento almeno non sortisce gli effetti sperati perché le borse europee tengono, l’euro recupera un po’ quasi fino alla parità col dollaro, e il gas ieri è tornato a 209 euro/mgw, non era così basso da settimane.

Il bazooka di Ursula… e Mario
Se Putin minaccia – o bluffa -, di qua trova l’Europa lucida, compatta e con le idee chiare (pare). Almeno a sentire le parole di Ursula von der Leyen: un ottavo pacchetto di sanzioni, il congelamento dei visti, soprattutto lo stop alla corsa del prezzo del gas. Un piano in cinque mosse. Vediamo come andrà a finire, venerdì con la riunione dei ministri dell’energia dei 27 sarà tutto più chiaro. E’ quel bazooka che Mario Draghi aveva chiesto di usare già a gennaio, otto mesi fa, quando fu chiaro che la speculazione avrebbe fatto impazzire i mercati. La guerra in Ucraina ha solo completato l’opera. La guerra delle materie prime è quella che conta. Ci vollero sei mesi nel 2020 per spingere i 27 a fare debito comune per salvarsi. Ce ne volessero otto per arrivare a capire di fare fronte comune contro la guerra delle materia prima orchestrata da Putin, sarebbe comunque un risultato importante. Di certo anche solo aver dato l’idea che i 27 si stanno organizzando per una risposta unitaria, ha avuto l’effetto di stoppare la corsa del prezzo del gas.

Il delirio dello zar
Davanti alla platea piuttosto interdetta, e con mascherina, del forum economico di Vladivostok, una sorta di Davos dell’est asiatico, lo zar ha messo in tavola tutte le sue carte. Ha sibilato che l’inserimento di un tetto sui prezzi del gas sarebbe un’ “idea stupida” e le sanzioni occidentali contro Mosca costituiscono una “minaccia per il mondo” senza riuscire a fiaccare l’economia russa che avrebbe, invece, superato il momento più duro. Certo, Mosca ha affrontato “difficoltà” (ma l’accesso ai dati non è così trasparente) e le sanzioni “creano problemi in particolare alle aziende che vengono rifornite dall’Europa” ma nulla è paragonabile – ha aggiunto – a quanto sta accadendo in Europa dove “la qualità della vita delle persone viene sacrificata per preservare la dittatura statunitense negli affari mondiali”.

Il problema è che se l’Europa resta a secco di gas e di grano, ci mette troppo a riconvertire mentre il governo russo sta “attuando tutti i programmi di sviluppo” in particolare nell’Estremo Oriente. La Russia, ha rivendicato Putin, è “l’unico paese capace di essere autosufficiente in termini di risorse naturali mentre in Europa “stanno scomparendo posti di lavoro e imprese”. E comunque “se l’Europa non vuole godere dei vantaggi del gas russo a basso prezzo, ci sono altri Paesi”. Ad esempio la Cina, ben rappresentata nella sala. La costruzione del gasdotto pare sia a buon punto e passerà dalla Mongolia. Ecco perché “il tetto al prezzo del gas è una misura stupida” ha spiegato Putin, “la misura otterrebbe effetti contrari a quelli desiderati, perché la domanda per l’energia russa è elevata e le quotazioni aumenterebbero”.

Ma i mercati non lo ascoltano
Un intervento oceanico di quelli tipici dello Zar che ama ascoltarsi nelle sue analisi e previsioni. Che però non ha toccato i mercati europei, rimasti sostanzialmente fermi, valuta e borse, con le orecchie rivolte a Bruxelles e non certo a Vladivostock. A Ursula von der Leyen che ha deciso di ignorare lo zar e ha anticipato almeno una parte dei contenuti del piano in cinque mosse per risolvere la crisi energetica che la Commissione Europea presenterà al vertice dei ministri Ue dell’Energia in programma venerdì. La prima mossa è “il risparmio intelligente di elettricità. Quello che dobbiamo fare è appiattire la curva ed evitare i picchi di domanda. Proporremo un obiettivo obbligatorio per la riduzione del consumo di elettricità nelle ore di punta. E lavoreremo a stretto contatto con gli Stati membri per raggiungere questo obiettivo”. La seconda misura è “un tetto ai ricavi delle aziende che producono energia elettrica a basso costo”. È giunto il momento per i consumatori di “beneficiare dei bassi costi delle fonti energetiche a basse emissioni di carbonio come, ad esempio, le rinnovabili. Proporremo di reindirizzare questi profitti imprevisti agli Stati membri per sostenere le famiglie vulnerabili e le aziende vulnerabili”.

Il piano in cinque mosse della Ue
La terza misura è che lo stesso vale, ovviamente, per i profitti inaspettati delle compagnie di combustibili fossili. Anche le compagnie petrolifere e del gas hanno realizzato enormi profitti. Pertanto, “proporremo un contributo di solidarietà per queste società. Perché tutte le fonti di energia devono aiutare a superare questa crisi”. Il quarto punto riguarda “le aziende e l’industria che devono essere supportate per poter far fronte alla volatilità dei mercati”. Serve “liquidità” ha detto la presidente della Commissione per sostenere le aziende. La via è quella di “fornire rapidamente garanzie statali”. Vedremo come. Il quinto ed ultimo punto cerca di “abbassare i costi del gas”. Quindi un “tetto di prezzo per il gas russo. Dobbiamo tagliare le entrate della Russia che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra in Ucraina”.

Oggi il Consiglio dei ministri. Altri 10 mld?
Nulla di nuovo. Draghi indica questa strada da mesi. Per quello che può l’ha già intrapresa in Italia (riduzione dei consumi e tassazione degli extraprofitti). E’ chiaro che se riuscirà a diventare la ricetta europea, cambia tutto. Nel presente e in prospettiva. “Questi sono tempi difficili e non finiranno presto. Ma se dimostreremo unità e solidarietà li supereremo” ha detto von der Leyen ricordando il successo di altri due step: lo stoccaggio comune (tutta Europa è già oltre l’80% che era l’obiettivo di ottobre) e la diversificazione. Adesso la prospettiva è quella di massicci investimenti nelle energie rinnovabili. Solo quest’anno l’Europa ha implementato fino a 8 miliardi di metri cubi grazie alle rinnovabili.

Draghi si è sentito spesso in questi giorni con Ursula con der Leyen. Per monitorare la situazione. Il premier italiano, per quanto in uscita, provvederà già oggi a dare nuovi ristori ad aziende e famiglie. Ben venga l’Europa ma è meglio muoversi da soli, non dover aspettare, almeno finché è possibile. Finché i “saldi di bilancio”, positivi nonostante tutto, consentono di recuperare danaro senza fare debito. Si parla di altri dieci miliardi. Da sommare ai 50 elargiti dall’inizio dell’anno. Il consiglio dei ministri è convocato alle 15.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.