Una giornata campale per la ‘battaglia’ mondiale per placare il prezzo di gas e petrolio. I Paesi del G7 hanno infatti approvato l’introduzione di un price cap per gli acquisti globali di petrolio dalla Russia: una strategia varata a Washington, dove gli Stati Uniti vogliono in questo modo allentare la pressione sul mercato dell’energia e tagliare i ricavi di Mosca, che utilizza quelle entrate per finanziare la guerra in Ucraina.

I ministri delle Finanze e dell’Economia del G7 hanno trovato l’accordo anche sulla data di avvio della misura, che dovrebbe essere il 5 dicembre prossimo. Ancora da stabilire il prezzo del ‘cap’, che sarà fissato congiuntamente dai Paesi che aderiranno. 

Confermiamo la nostra comune intenzione politica di finalizzare e attuare un divieto globale di servizi che consentono il trasporto marittimo di petrolio russo e prodotti petroliferi a livello globale”, si legge in un comunicato diffuso dopo il vertice dei ministri. “La fornitura di tali servizi sarà consentita solo se il petrolio sarà acquistato al prezzo fissato o al di sotto di tale prezzo (il cosiddetto price cap, ndr) determinato da un’ampia coalizione di Paesi che aderiscono al tetto e lo attuano”, prosegue il comunicato dei ministri.

Il price cap europeo sul gas

L’altra grande novità odierna è l’apertura decisa da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al price cap sul gas a livello europeo, la proposta avanzata in sede europea dal presidente del Consiglio Mario Draghi. 

Von der Leyen ha spiegato ai giornalisti a margine di un evento in Baviera che è necessario applicare un price cap sulle importazioni di gas dalla Russia. “Sono della ferma convinzione che è tempo di un tetto al prezzo del gas dai gasdotti russi in Europa”, le parole della presidente della Commissione.

Mosca minaccia e ferma Nord Stream

Ma alle parole della presidente della Commissione UE non si è fatta attendere la risposta russa. Le bordate contro Bruxelles sono arrivate, come sempre, da Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. Se i Paesi europei approveranno l’introduzione di un tetto al prezzo per l’acquisto di gas dalla Russia, questo “semplicemente non ci sarà più”, la minaccia del fedelissimo di Vladimir Putin.

Ma non è l’unica notizia amara proveniente da Mosca. Il gasdotto Nord Stream 1, che sabato 3 agosto doveva riprendere le consegne di gas alla Germania, resterà fermo. Le consegne di gas erano state fermate mercoledì scorso da Gazprom per “motivi tecnici”, facendo immediatamente schizzare alle stelle il prezzo del gas.

Ma l’annunciata riapertura non ci sarà. La società russa Gazprom ha annunciato infatti che il gasdotto resterà chiuso oltre la data del 3 settembre perché il gigante dell’energia ha individuato alcune perdite di olio durante i lavori di manutenzione in corso alla stazione di compressione di Portovaya, che già avevano comportato la chiusura dei flussi verso l’Europa dal 31 agosto.

Una mossa che nasconde ovviamente una motivazione puramente politica. Con questa decisione Vladimir Putin sta cercando infatti di destabilizzare quanto più possibile le quotazioni del gas in Europa, per strangolare l’economia del Vecchio Continente.

 

Redazione