«Anche gli innocenti vanno in carcere». Le voci delle vittime di errori giudiziari irrompono nel dibattito sulla prescrizione con una proposta di legge che chiede l’istituzione di una Giornata nazionale da celebrarsi ogni anno il 17 giugno nell’anniversario dell’arresto di Enzo Tortora, assolto dopo una condanna in primo grado «che con la legge sulla prescrizione di oggi avrebbe rischiato di morire con il marchio della colpevolezza», fa notare Francesca Scopelliti, compagna storica del conduttore e presidente della Fondazione a lui dedicata.

Il testo presentato alla Camera lo scorso 30 ottobre è da ieri anche al Senato, come annunciato da Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, con l’obiettivo di vedere la legge approvata prima del prossimo giugno. A sensibilizzare e organizzare l’iniziativa in seguito alle recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è stato il Partito Radicale che nella storica sede romana ha messo a confronto i protagonisti del dibattito politico e le persone finite ingiustamente nel tritacarne giudiziario. Tra gli intervenuti i primi firmatari della proposta di legge: Maria Stella Gelmini e Enrico Costa di Forza Italia, Riccardo Molinari della Lega con l’adesione di Italia Viva arrivata in corso d’opera con la presenza di Roberto Giachetti e via sms dall’ex ministra Maria Elena Boschi.

Impressionanti i numeri a corredo della proposta di legge: in media mille persone ogni anno finiscono ingiustamente in carcere, quasi tre al giorno, oltre 26mila negli ultimi 25 anni con lo Stato che ha già speso più di 740 milioni di euro in risarcimenti, mentre 150mila sono le persone che finiscono ogni anno sotto processo per essere poi assolte. Per tutte queste ragioni la battaglia sulla giustizia e in particolare sulla prescrizione è una “lotta urgente” come la definisce il segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco. «Puntiamo a raggiungere la dichiarazione di incostituzionalità sulle nuove norme per la prescrizione», dice. E per arrivare al risultato «serve un blocco politico pronto ad affermare che in Italia la lentezza della macchina giudiziaria mette in pericolo lo Stato di diritto».

Di «populismo penale utilizzato per fare propaganda che mette in discussione principi che non possono essere negoziabili» parla Maria Stella Gelmini su cui «Forza Italia e tutto il centrodestra sono uniti in quella che deve essere la battaglia di tutti i garantisti». Concorde il leghista Riccardi Molinari che definisce la legge Bonafede “un abominio” che deve portare a un «lavoro trasversale per riaffermare la cultura delle garanzie che non può essere messa in discussione». Citando Pannella, l’esponente di Italia Viva, Roberto Giachetti ha definito l’Italia «un Paese malato di giustizia». «Anche il solo pensiero comune e la speranza che un indagato riesca a dimostrare la propria innocenza crea una torsione culturale.

In uno Stato di diritto si devono dimostrare le accuse non l’innocenza», ha detto il deputato renziano, tirando in ballo anche il tema dei magistrati fuori ruolo impiegati negli uffici legislativi dei ministeri. Tutto ciò – ha detto Giuseppe Rossodivita, avvocato radicale tra gli autori del testo di legge sulla Giornata dedicata alle vittime della giustizia, è legato al «ricatto dell’obbligatorietà dell’azione penale», un principio italiano che, secondo l’ex deputata radicale Rita Bernardini, «deve essere messo in discussione».