Una circolare riservata interna del Dap, di cui Il Riformista è entrato in possesso, getta qualche ombra sugli intendimenti della direzione appena insediata. Dopo la nota parabola di Basentini, due mesi fa il ministro Bonafede ha nominato i nuovi vertici: Dino Petralia è il nuovo capo dipartimento e Roberto Tartaglia il suo vice. Hanno firmato congiuntamente una circolare, la 3689/6139 del 23 luglio scorso, avente per oggetto: “aggressioni al personale, linee di intervento”. Il documento fa esplicito riferimento alle rivolte nelle carceri scoppiate le prime due settimane di marzo, con la sospensione dei colloqui dei detenuti con le famiglie e il timore della diffusione dei contagi in cella. Una serie di rivolte che interessò tutta Italia e provocò 13 vittime tra i detenuti, il più alto numero di morti dietro le sbarre nella storia repubblicana.

«Non possiamo escludere vi sia stata una sottostima di aree di criticità (…) nell’emergere di comportamenti violenti ed antidoverosi», recita in burocratese il testo. Tradotto: la situazione c’è sfuggita di mano, dobbiamo correre ai ripari. Di comportamenti “antidoverosi” non si leggeva più dagli anni di Scelba e Tambroni, ma è nella natura complessiva del documento che troviamo il vero vulnus: manca l’analisi di quel che è accaduto; delle motivazioni che hanno spinto migliaia di detenuti a forme anche molto diverse tra loro di disobbedienza e di protesta, non esclusivamente violenta. Manca, e i firmatari lo annunciano nell’incipit: “non è questa la sede”.

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È invece questa l’occasione per fare un richiamo muscolare, una esortazione alla vigilanza attiva: “A fronte di episodi di aggressione indirizzati contro il personale, pronta ed efficace deve essere l’azione della Polizia penitenziaria per la prevenzione di tali tipi di condotte”. Anomalia diacronica: la prevenzione è posta a valle dell’azione repressiva. Non si previene per non reprimere, si reprime a monte, per prevenire. Si incoraggia a dare una “dimostrazione fattiva della capacità reattiva”. Traduca il lettore in italiano corrente. Nero su bianco, troviamo l’inasprimento delle misure repressive e punitive: i responsabili di eventuali nuovi disordini vanno sottoposti a misure disciplinari che vanno fino alla sorveglianza particolare ex art.14 bis.

Rita Bernardini, di Nessuno Tocchi Caino, è allarmata. «Vengono esautorati di fatto i Direttori degli Istituti di pena, già al collasso per una endemica carenza organica. E mentre vengono ignorate del tutto le cause della invivibilità di cui soffre la popolazione carceraria, si punta esclusivamente su una maggior repressione delle proteste, instaurando un clima di tensione che non giova a nessuno».

La circolare trova anche modo di annunciare una app per la segnalazione di eventi critici che da metà settembre metterà in rete una mappatura in tempo reale degli episodi. Dimentica però del tutto un dettaglio: la maggior parte di aggressioni e violenze sono causate da chi in carcere non dovrebbe entrarci, come i casi psichiatrici e i tossicodipendenti. Difficile rigar dritto sulle storture.