Il Pd si allinea perfettamente ai 5 Stelle sulle carceri. Ieri ha diffuso una nota congiunta dei suoi tre massimi esponenti, nel campo della giustizia, nella quale china la testa in modo plateale alla prepotenza degli alleati. Sia per quel che riguarda il decreto che delegittima i giudici di sorveglianza, ponendoli sotto la supervisione della Procura antimafia e dei Pm, sia per la nomina del nuovo vice del Dap, scelto da Bonafede e Morra (cioè dai due leader dei Cinque stelle in tema di giustizia), e allievo prediletto dell’ex Pm Di Matteo.

Si chiama Roberto Tartaglia ed è un giovane magistrato che non ha nessuna esperienza di carceri e che nella sua carriera può vantare solo la partecipazione al processo sulla trattativa Stato-mafia, quello basato sulla teoria complottista (di Ingroia e Di Matteo) che già è stata smontata in almeno altri tre processi. Gli autori della nota congiunta del Pd – Verini, Mirabelli e Bazzoli – non reagiscono in nessun modo neanche alle dichiarazioni gravissime di Di Matteo (che ha accusato il tribunale di sorveglianza di Milano di essere sotto il ricatto della mafia) e accettano con tranquillità il nuovo corso, con tutto il potere ai Pm in nome della lotta alla mafia.

È un passaggio molto impegnativo per il Pd, che negli ultimi anni aveva avuto qualche tentazione “garantista”. In questo frangente fa la scelta opposta: sacrifica ogni principio del diritto sul tavolo del compromesso coi 5 Stelle. I quali hanno partita vinta e dimostrano di avere carta bianca sul terreno della giustizia, così come l’hanno avuta qualche mese fa quando si era aperto il fronte della prescrizione.

Sull’altro versante, diciamo sul versante della difesa della Costituzione, le forze schierate sono pochine. Ieri sono tornate in campo le Camere penali con una nota durissima di condanna per il decreto che blinda le porte delle carceri e delegittima la magistratura di sorveglianza. Per il resto è un gran silenzio. L’impressione è che Travaglio e Bonafede abbiano vinto la partita.