Il Csm tace, tace, tace. Eppure è successa una cosa che non ha precedenti: un suo membro togato ha accusato i colleghi del tribunale di sorveglianza di Milano di aver ceduto al ricatto mafioso. Ha detto esattamente così. Non c’è nessuna forzatura nel far notare che li ha accusati di concorso esterno. Il membro togato in questione, lo sapete, è Nino Di Matteo. Il casus belli è la scarcerazione con otto mesi di anticipo (anzi, il differimento degli ultimi otto mesi di pena) di un detenuto che ha già scontato più di 17 anni per estorsione (mafiosa) e stava al 41 bis, e ha il cancro, ed è malato di cuore, e ha 78 anni.  Possibile che nessuno nel Csm o nell’associazione magistrati scatti a difesa dei suoi ragionevolissimi colleghi di Milano? Eppure ci sono tanti precedenti nei quali Csm e Anm sono scattati eccome a difesa dei magistrati, solo perché questi erano stati criticati.

Penso al caso-Gratteri (il povero procuratore generale di Catanzaro, Lupacchini, è stato cacciato e degradato sul campo, dal Csm, per aver criticato l’intoccabile Gratteri: cose mai viste), o penso alla Procura di Firenze, difesa a spada tratta sempre da Csm e Anm, perché qualche giornale (pochi) e Matteo Renzi l’avevano criticata per una inchiesta che non si sa bene neppure che fine abbia fatto, ma che suscitò un pandemonio giornalistico e televisivo. Ora io ricopio tre righe dell’intervento svolto tre giorni fa dal consigliere togato del Csm Giuseppe Cascini, capodelegazione della corrente di Area (che è la corrente di sinistra, costituita essenzialmente dal vecchio gruppo di Magistratura democratica) in polemica con il consigliere non togato del Csm, il professor Lanzi, che aveva, in un’intervista, denunciato il processo mediatico messo in moto a Milano contro la Regione Lombardia.

Io non so se Lanzi avesse ragione o torto. So quale era (almeno fino a giovedì mattina) il parere di Cascini. Eccolo: «Il compito del Csm è quello di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura; i componenti del Csm non dovrebbero mai esprimere giudizi sul merito di una iniziativa giudiziaria in corso e certamente mai dovrebbero farlo con quei toni ed espressioni che delegittimano il ruolo dell’autorità giudiziaria e dell’ufficio precedente». Dopodiché Cascini ha intimato a Lanzi di smentire l’intervista (con una specie di moderno autodafé, pratica di autocritica medievale che effettivamente è sempre stata abbastanza ben vista da qualche settore della magistratura italiana) prevedendo in alternativa l’apertura da parte del Csm di una “pratica a tutela dell’autorità giudiziaria di Milano”.

Ora capite bene che le dichiarazioni di Lanzi (che oltretutto non è un togato, e che all’interno del Csm appartiene alla minoranza) sono rose in confronto alle bordate di Di Matteo. Lanzi, ovviamente, non ha accusato nessuno di intelligenza con la mafia. Come è possibile a questo punto non aprire una “pratica a difesa” dei magistrati milanesi messi sotto accusa da Di Matteo? Io penso che non basti neppure la “pratica a difesa” (della quale, comunque, ancora nessuno ha parlato). Cascini (vi giuro: è uno dei pochi magistrati importanti che non mi sta affatto antipatico, anzi, che spesso ho apprezzato per molte sue posizioni, stavolta proprio no) è il capo di Area, come dicevamo, e Area, alleata coi davighiani e coi non-togati grillini, ha la maggioranza assoluta in Csm, e comanda, e decide le nomine, e spartisce, ovviamente, e tutto il resto. Chiaro che già in partenza era un’alleanza innaturale quella tra sinistra e Davigo (ricorda un po’ il milazzismo, ma dubito che siano in molti a sapere cosa fu il milazzismo, in Sicilia, negli anni Cinquanta: vi suggerisco, casomai, di farvelo spiegare da Pignatone, che sicuramente lo conosce bene, oppure guardate su Wikipedia).

Ora però siamo giunti a una situazione estrema. Cascini dovrà spiegare questa svolta reazionaria di Area, non tanto a noi ma ai suoi colleghi. E forse dovrebbe anche chiedere la ritrattazione di Di Matteo (senza autodafé) e magari anche le dimissioni. Di cosa ha paura? Possibile che tutti siano terrorizzati da Marco Travaglio? Ma che poteri avrà questo Travaglio? So bene che, soprattutto in questa fase, le nomine contano molto. Ma c’è un limite, secondo me. Io pensavo che il fondamento di una corrente di magistrati fosse non solo di potere ma, almeno un minimo, di idee. Non è così.

P.s.1. ho letto anche l’articolo di Travaglio contro i magistrati che scarcerano. Mi dispiace che mi tocchi, proprio il 25 aprile, fare osservare come le norme umanitarie usate dai giudici milanesi siano state varate al tempo del fascismo. Che Travaglio, forse, condanna come regime eccessivamente liberale…
P.S.2. Il milazzismo fu l’alleanza tra Pci e Msi

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.