Il sindaco se ne lava le mani. Di spiagge a numero chiuso (delibera firmata proprio dal Comune) Manfredi non ne vuole sapere niente. Ma siamo sicuri che conosca le regole? «Dopo le sollecitazioni di tanti, ne discuteremo con l’Autorità portuale per cercare – ha spiegato il primo cittadino – di aumentare le quote di accesso. Per noi è un grande onere verificare e controllare gli accessi, sebbene questo è un problema che è indipendente dal tema della balneazione e del problema delle concessioni, su cui la competenza del Comune non c’è». Non è di competenza del Comune, dice. Ma sbaglia. Perché è proprio di competenza del Comune gestire le spiagge pubbliche, l’ordine, la pulizia, i servizi igienici. Certo, l’escamotage di accollare ai lidi privati le scocciature c’è sempre ma di norma le spiagge libere sono di competenza del Comune. E non solo, non dimentichiamo che il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è responsabile in prima persona dell’ambiente e delle questioni sanitarie a esso connesse sul piano civile, penale ed erariale.

«La richiesta delle spiagge a numero chiuso è arrivata dall’Autorità portuale, che ha la competenza sulle spiagge. L’autorità portuale ci ha chiesto di replicare una ordinanza che già era stata adottata negli scorsi anni per motivi di Covid, proprio per garantire un accesso controllato e sicuro». Sarà… Ma fu proprio l’autorità portuale a spiegare al Riformista le responsabilità dell’ente. «A Napoli c’è una situazione anomala, perché l’Autorità portuale deve gestire i porti, non i litorali» ci chiarì poche settimane fai presidente dell’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale Andrea Annunziata. Se il Comune non rispetta il protocollo d’intesa (stipulato con il lido Sirena per la gestione della spiaggia libera delle Monache) l’autorità Portuale interviene? «No perché l’obbligo è passato al Comune. Non abbiamo un potere sostitutivo». Se il Comune viene meno ai suoi obblighi, l’Autorità Portuale, non potendo revocare la concessione perché non c’è una concessione, scioglie il protocollo d’intesa? No, perché secondo Annunziata, non è più compito loro verificare che tutto vada bene. Resiste, però, un problema di sicurezza e quindi di responsabilità.

Il Comune, nella persona dell’assessore al mare Paolo Mancuso ha spiegato al Riformista che la sicurezza non è di loro competenza: «Noi non ci occupiamo della sicurezza delle spiagge, ci occupiamo solo delle spiagge». Insomma, uno scaricabarile continuo. Un rimbalzo di responsabilità che si arenano su spiagge gremite di gente, ma prive di qualsivoglia servizio, sicurezza e tutela. Manfredi dice che la responsabilità e dell’Autorità Portuale, Annunziata dice che è del Comune. E chi paga? I cittadini, come sempre. La delibera cui fa riferimento il Sindaco prevede anche il tracciamento numerico dei bagnanti che accedono ai due tratti di spiaggia pubblica compresi tra Palazzo Donn’Anna e i seguenti lidi in concessione demaniale: Bagno Sirena con un massimo di 400 persone appunto, Bagno Ideal massimo 12 persone e Bagno Elena sempre massimo 12 persone. Ora, balza agli occhi quanto i due tratti di costa posillipina siano stati trattati in maniera disuguale.

La spiaggia delle Monache è libera mentre i due lidi sono dati in concessione ai privati, ma la lunga scalinata in marmo bianco che dalla strada porta al mare è di proprietà comunale, mentre quella stretta e lunga che dal Sirena porta alla spiaggia libera è di proprietà privata del condominio adiacente. Forse, sarebbe stato più giusto ridurre la spiaggia in concessione ai lidi privati così da poter accogliere più di dodici persone che è un numero simbolico e ridicolo su quel tratto di costa. Questo provvedimento, poi, è chiaramente discriminatorio. È evidente che c’è una disparità numerica che si trasforma in disparità sociale.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.