Reclusi in una Casa lavoro ma senza lavoro. È il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello a denunciare l’ennesima contraddizione del sistema penitenziario e accendere i riflettori sulle condizioni dei cosiddetti “internati”, cioè di coloro i quali hanno finito di scontare la pena ma, essendo considerati ancora socialmente pericolosi, devono trascorrere del tempo in un’istituzione da sempre ignorata, la Casa lavoro. «Sono 335 le persone sottoposte a misure detentive nelle 6 strutture di Casa lavoro presenti nel Paese – spiega il garante – In Campania c’è un’unica Casa lavoro ed è ad Aversa, conta 42 internati ma il lavoro che dovrebbe caratterizzarla manca. Queste persone rischiano di diventare invisibili, senza casa e senza lavoro, in una condizione di sostanziale ingiustizia che non può essere ignorata».

Di qui l’idea di un confronto con la direzione della casa di reclusione Filippo Saporito sul tema del lavoro di pubblica utilità per i reclusi. L’incontro si è svolto ieri e ha portato alla firma di un protocollo che potrebbe segnare un primo cambio di passo in Campania. Erano presenti la direttrice del carcere Stella Scialpi, il comandante Francesco Serpico, l’educatore Angelo Russo, la delegata del provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Assunta Borzacchiello, la responsabile dell’archivio storico di Napoli Candida Carrino e il sindaco Alfonso Golia. Sono stati discussi progetti proposti dal garante, finanziati con i soldi delle Regione e finalizzati a consentire ai reclusi di svolgere lavori di pubblica utilità presso il Comune di Aversa: 50 detenuti, di cui 5 internati, si occuperanno della cura del verde pubblico e della manutenzione di segnaletica stradale e arredo urbano. Inoltre sono previsti progetti per i reclusi finalizzati a riordinare l’archivio dell’ex Opg (attività per cui si prevede l’impiego di 5 internati) e valorizzare il terreno agricolo del carcere (un progetto che vedrà coinvolti i detenuti della casa di reclusione).

«Questo protocollo – sottolinea il sindaco Golia – è un passo in avanti per la definizione di un percorso comune volto alla promozione di opportunità di inserimento lavorativo per i detenuti e gli internati della casa di reclusione di Aversa. Si sono individuate le specifiche attività lavorative da realizzare nella città e sono stati selezionati i soggetti in stato di detenzione, compresi gli internati ristretti nella Casa lavoro, con l’obiettivo di accrescerne le competenze professionali per un futuro inserimento nel mercato del lavoro».

Al di là dei buoni propositi resta però la criticità di un’istituzione, la Casa lavoro, che per il garante è ormai fuori tempo: «Bisogna andare oltre queste strutture che sono in piedi dal 1930 e rispondono a un’idea terapeutica di lavoro superata – conclude Ciambriello – Occorre pensare a luoghi non detentivi, case che siano veramente tali e contesti di lavoro e di inclusione sociale che coinvolgano sempre di più gli enti locali. Insomma delle vere misure alternative di reinserimento sociale».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).