Ci sono almeno quattro momenti, nella storia degli ultimi anni, in cui l’identità tra il Movimento Cinque Stelle e la Casaleggio Associati risulta evidente. Il primo risale a quando Beppe Grillo mise in chiaro di non avere la proprietà del Blog che si intitolava col suo nome. Il blog di Grillo, “organo ufficiale del Movimento Cinque Stelle”, figurava addirittura nel simbolo con cui il Movimento si presentò alle elezioni, prima di sostituirlo con il più ecumenico “Blog delle Stelle”. A guardarci dentro, nei “credits” del blog di Grillo si legge che il canale scelto dal comico genovese per raccogliere pubblicità sul suo blog è gestito dalla Casaleggio Associati (la normativa sulla privacy presente nella pagina dedicata dal blog di Grillo alla raccolta pubblicitaria ricorda che è “titolare del trattamento la Casaleggio Associati S.r.l., con sede in Milano, via Morone 6).

La stessa criticità si è sovrapposta in ogni fase. Ed emerge quando a Milano muore Gianroberto Casaleggio. Il giornale più vicino alla galassia grillina, Il Fatto Quotidiano, pubblica una agiografia del defunto: «Gianroberto Casaleggio nel 2009 insieme a Grillo fonda il M5S. Il 2013 è l’anno del “boom”: i 5 Stelle sono il partito più votato in Italia e mandano 109 parlamentari alla Camera e 59 al Senato. Ma Casaleggio evita i riflettori, lascia che sia Grillo il “frontman” del Movimento».

Nella sua biografia ufficiale, il fondatore della Casaleggio S.r.l. ha co-fondato il M5S. Almeno così scrive Il Fatto il 12 aprile 2016. E se lo dicono loro, che Casaleggio padre e figlio li hanno frequentati, con quale autorità potremmo noi smentirli? Arriva poche settimane dopo la tornata elettorale del giugno 2016 in cui si vota a Roma. Quella in cui vinse la Raggi. Alla sindaca venne sottoposta l’accettazione di un contratto vincolante. «Un pericoloso intrigo ai danni dei cittadini», disse all’epoca la deputata Stella Bianchi, che ricorse alla magistratura per inficiare l’atto. C’era un punto, predisposto fintanto che Gianroberto era ancora in vita, che dettava come l’eligenda sindaca sarebbe stata sospesa per «inadempienza al codice di comportamento con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S».

Un potere di veto, di decisione monocratica e indiscutibile, per il titolare della Casaleggio Associati S.r.l., che agiva di fatto come titolare del partito. Beni privati, assetti societari che passano in eredità tra padre e figlio. E così oggi Davide si ritrova a essere titolare unico della Casaleggio Associati e anche della Associazione Rousseau, il service delle attività dei gruppi parlamentari Cinque Stelle. Nella recente polemica, culminata con un accordo di separazione consensuale, sono emerse le dinamiche interne e il volume d’affari. Rousseau ha chiarito di avere incassato circa 1,3 milioni derivanti dai contributi dei parlamentari (300 euro al mese, ciascuno) ma anche da donazioni private.

Risorse che, ritroviamo in una nota dell’associazione Rousseau, «vengono utilizzate per garantire oltre 22 servizi essenziali a 170 mila iscritti e a duemila eletti tra i quali la tutela legale per garante e capo politico (attuale e precedente), la scuola di formazione, l’organizzazione di grandi eventi e la possibilità di votare, emendare leggi (attenzione, scrive Casaleggio: emendare leggi), seguire corsi online, condividere atti, presentare liste nei comuni, potersi candidare e diventare un portavoce nelle istituzioni».