Predicare bene, razzolare malissimo. Il Partito Democratico che si lancia in una battaglia per i giovani, con l’ormai nota ‘dote’ per i 18enni frutto dell’aumento dell’aliquota della tassa di successione oltre i 5 milioni, ma che soprattutto due giorni fa, il 20 maggio, si intestava una battaglia contro gli stage, casca proprio sul tema del lavoro.

Facciamo un passo indietro. Giovedì 20 maggio il segretario Dem Enrico Letta all’evento “La precarietà non è destino – Una riforma per il lavoro dei giovani” lanciava strali contro l’uso degli stage e contro il loro “stravolgimento”, ovvero l’utilizzo come “falso modo di assumere le persone”, perché in questo caso “non vanno bene per niente”.

Dal confronto che aveva visto anche la presenza del ministro del Lavoro Andrea Orlando, dell’ex ministro dell’Università Gaetano Manfredi e dell’europarlamentare Brando Benifei, era quindi uscita la proposta Dem sul tema: il blocco degli stage non retribuiti e degli stage non collegati alla scuola o all’università frequentata, sostituendoli con l’apprendistato.

Peccato che sole 24 ore dopo su LinkedIn, il social ‘del lavoro’, il Partito Democratico di Milano abbia pubblicato un annuncio in cui si cerca un “intern” per la posizione di social media “in vista del ciclo elettorale 2021”.

Intern, ovvero stage. Il tirocinio proposto dal Partito Democratico prevede una durata di sei mesi full time, mentre nell’annuncio non c’è alcuna informazione riguardante la retribuzione. 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia