Ha le ore, o i giorni, o gli anni contati o quasi il politically correct. Lo ha detto Quentin Tarantino, il regista americano fenomeno di Hoollywood, e dello splatter, dell’azione, del western, dei finali happy ending che cambiano la storia. C’è da ascoltare. “In America i decenni vanno per ondate, il vento tira prima qua poi là. Dopo i Settanta sono arrivati gli Ottanta, periodo nero al cinema per il politically correct, la sua timidezza. Ora pare che stiamo attraversando gli Ottanta 2.0 ma la ruota prima o poi gira dall’altra parte, quindi siccome ora abbiamo gli Ottanta 2.0 arriveranno i Novanta 2.0. Nel 2028 saremo stufi di tutto questo, l’onda farà una bella risacca e si tirerà indietro”. È il contrappasso dell’era Trump insomma.

Un’intervista a tutto campo o quasi quella di Tarantino a Sette, settimanale de Il Corriere della Sera, in occasione dell’uscita in Italia del suo primo romanzo C’era una volta a Hollywood (La Nave di Teseo), nelle librerie a partire da giovedì 1 luglio. Il libro è la storia approfondita, allargata dell’omonimo film uscito nel 2019 con Brad Pitt, Leonardo Di Caprio e Margot Robbie. Al centro della storia il massacro di Cielo Drive del 1969 quando un gruppo della Comune The Family di Charles Manson uccise la moglie del regista Roman Polanski, Sharon Tate, incinta, e altri quattro amici che erano con lei.

“C’è il Charles Manson prima dell’eccidio – ha spiegato Tarantino, sulle differenze tra film e libro – Non descrivo l’orco che tutti conosciamo, ma il ragazzo che voleva sfondare come cantante sulla scena rock di Los Angeles. Però era un dilettante su tutta la linea, un assoluto sognatore. Voleva fare quelle cose ma ci fantasticava sopra. Fare il guru per un mucchio di ragazzi più giovani scappati di casa, in realtà, doveva essere un’attività secondaria: e invece diventa la sua identità. Nel libro non lo dipingo come un mostro, lui appare in modo assolutamente umano. Ha le sue stranezze, ma ha quel qualcosa di … onestamente, qualcosa di patetico e quasi affascinante”.

Tarantino ha dedicato il libro alla moglie, modella e cantante Daniella Pick, conosciuta in Israele durante il tour di presentazione di Inglorious Basterds, e al figlio Leo. Tarantino ha raccontato dell’incontro mai avuto con Kurt Cobain, cantante dei Nirvana, che nell’album In Utero aveva omaggiato Le Iene, primo film del regista americano; del rapporto con Ennio Morricone; delle sedute di sparring partner con uno dei suoi miti, il cantante e premio Nobel per la Letteratura Bob Dylan. A influenzare la sua scrittura è stata tuttavia, più di ogni altro, Pauline Kael, la critica cinematografica del New Yorker. E il ritorno al cinema? “Ragiono per trilogie e quella storica è finita. Ora solo progetti di scrittura”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.