Il gip dispone misure cautelari e il Riesame quando non le annulla le modifica. È accaduto ancora. È vero che il ruolo del Tribunale del Riesame è proprio quello di operare un controllo esterno, una sorta di filtro, valutando legittimità o merito di provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dal giudice per le indagini preliminari, ma la frequenza con cui una misura cautelare richiesta dalla Procura e disposta dal gip viene modificata in sede di Riesame fa nascere delle riflessioni e pone interrogativi. Perché si finisce in carcere per poi essere scarcerati due settimane più tardi, spesso senza che nulla sia cambiato negli atti di indagine? È accaduto anche l’altra sera. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha modificato la misura cautelare nei confronti di Antimo Cesaro, fratello del senatore Luigi.

Per l’imprenditore, coinvolto in un’inchiesta dell’Antimafia su presunte collusioni fra politica, camorra e imprenditoria nella provincia napoletana di Sant’Antimo, i giudici del Riesame hanno disposto il trasferimento dal carcere agli arresti domiciliari. Le motivazioni saranno depositate tra 45 giorni, ma è evidente che il collegio abbia condiviso le argomentazioni della difesa (avvocati Claudio Botti e Fabio Fulgeri) sulle esigenze cautelari. Il carcere è stato ritenuto una misura eccessiva per l’imprenditore Cesaro che, dopo l’arresto del 9 giugno, nel corso dell’interrogatorio di garanzia aveva respinto le accuse di collusioni con personaggi di camorra sostenendo di essere stato piuttosto vittima del clan Puca al quale sarebbe stato costretto a pagare il pizzo. Quello stesso clan che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato invece il suo “socio occulto” nel centro diagnostico Igea, di cui Antimo Cesaro è titolare.

Per Cesaro, quindi, il Riesame ha deciso gli arresti domiciliari a Roma e niente più carcere, misura eccessiva rispetto alle esigenze cautelari da tutelare. Al centro del confronto tra accusa e difesa c’è anche il tema del concorso esterno in associazione camorristica, ma per valutare quanto il Riesame abbia condiviso le tesi difensive anche su questo punto bisognerà attendere le motivazioni. Sta di fatto che al banco di prova del Riesame anche quest’inchiesta non ha retto in toto. Era già accaduto nei giorni scorsi con l’inchiesta sulla ex Cirio di Castellammare, quando il Riesame aveva annullato le misure cautelari ritenendo non utilizzabili le intercettazioni al cuore dell’accusa, facendo riferimento alla sentenza Cavallo della Cassazione a Sezioni Unite che limita di molto l’utilizzo nelle indagini delle cosiddette intercettazioni a strascico.

Era come se tutto l’impianto accusatorio si reggesse sulla voce narrante delle intercettazioni tanto che, una volta ritenute inutilizzabili le captazioni autorizzate in un’altra inchiesta per reati diversi da quelli che la procura di Torre Annunziata ha ipotizzato per la riqualificazione della ex Cirio, il resto del quadro accusatorio si era sgretolato di fronte alla cosiddetta “prova di resistenza” e i giudici avevano concluso che «tali elementi non risultano idonei a fondare un giudizio di gravità indiziaria». Anche in quell’inchiesta c’era il nome di Cesaro, in quel caso Luigi, il senatore del centrodestra per il quale l’annullamento disposto dal Riesame ha significato l’annullamento della richiesta di arresti domiciliari che pendeva alle Camere. E l’altra sera è toccato al fratello del politico, Antimo Cesaro, con la decisione che ha affievolito la misura cautelare, ritenendo eccessivo il carcere.