Rossella Muroni è stata Presidente nazionale di Legambiente ed è oggi deputata di Liberi e Uguali. È a sua firma l’emendamento su cui potrebbero convergere in molti a proposito della tassazione del tabacco. In sostanza, una variazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato, rimodulata dall’attuale 25 al 60% di quella applicata sulle sigarette tradizionali. Insieme all’emendamento di Italia Viva, che va nella stessa direzione ma prevede una progressività graduale crescente, è la soluzione su cui maggioranza e opposizione potrebbero alla fine convergere.

Da Legambiente alla Camera. Come si lega l’impegno per l’ambiente e il clima a questa battaglia?
Su tutto c’è la salute: senza salute non c’è benessere e non c’è ripresa. Per questo tra gli emendamenti segnalati alla Legge di Bilancio c’è quello a mia prima firma che prevede un rafforzamento dell’assistenza socio-sanitaria domiciliare ai più fragili finanziato riducendo lo sconto fiscale di cui beneficia il tabacco riscaldato.

Con chi lo ha preparato?
È una proposta lanciata da CittadinanzAttiva insieme a un’alleanza di oltre settanta associazioni e che presento insieme ai colleghi Fusacchia, Lattanzio, Palazzotto, Quartapelle, Fioramonti, Stumpo, Magi, Fratoianni e Pastorino. Le risorse necessarie a questa misura deriveranno da una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato, leggermente rivisto. Non una nuova tassa, perché per il consumatore finale il prezzo di vendita rimarrà invariato, ma una riduzione di uno sconto fiscale a vantaggio del bene comune supremo, la salute.

Una via d’uscita onorevole anche per quanti volessero fugare dubbi di complicità…
Appunto. Approvare questo emendamento sarebbe anche un modo per rispondere alle ricostruzioni sui finanziamenti della Philip Morris alla Casaleggio Associati e sui vantaggi che la multinazionale avrebbe ottenuto in cambio, lasciando alla procura di Milano il compito di fare luce su eventuali ombre di questa maxi consulenza.

Nell’anno del Covid, dunque delle malattie polmonari, forse ci voleva maggior impegno per la lotta al tabagismo.
Il virus ha viaggiato più velocemente nelle zone a maggior inquinamento atmosferico. Ed è stata provata la correlazione tra lo stato di salute originario delle persone e la violenza con cui il virus colpisce. I cittadini che fumano non vanno né ingannati, né derubati. Il tabacco riscaldato fa male, e va detto. E i produttori vanno tassati per dare maggiori energie al sistema sanitario.

E i lavoratori dell’industria del tabacco, non sarebbero a rischio?
Quando parliamo di conversione dell’industria secondo il Green new deal stiamo parlando di questo, cambiare la finalità delle imprese mantenendo i livelli occupazionali. Partendo dall’impegno a individuare una ricollocazione soddisfacente per tutti e una riconversione delle piantagioni di tabacco.

Lei è in Parlamento da due anni. Ha ricevuto pressioni dai lobbisti?
No, ma incontro tutti e ascolto i punti di vista. Il nostro Paese ha un problema con le lobby, a partire dal fatto che se ne parla poco e male. Io non trovo scandaloso che ci siano degli interessi portati all’attenzione dei Parlamentari, ho conosciuto diversi lobbisti con cui si approfondiscono i temi. Perfino CittadinanzAttiva è una lobby, se vogliamo. In modo trasparente, si dovrebbe regolamentare il loro operato.

Il M5S ha fatto retorica contro le lobby per anni, mentre li incontrava.
Il Movimento secondo me in questo momento di ridefinizione è più debole e più permeabile che mai. Non avere una democrazia interna, una struttura rodata, li rende più fragili: negare di avere a che fare con grandi aziende, portatori di interessi e lobbisti è ipocrita per chi è chiamato a approfondire i dossier e scrivere le leggi. Non puoi fare questo mestiere senza confrontarti con quel mondo. Penso che questa sia una bella lezione su come sia necessario rivedere il ruolo dei partiti nella società.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.