Puoi andare a trovare tuo fratello con cui magari non parli da dieci anni, ma se dopo il 4 maggio vuoi andare a incontrare un amico con cui condividi tutto, puoi stare fresco. Amicizia rinviata a settembre, se tutto va bene. Quanto ai fidanzati siamo all’enigma numero uno: pare che a Palazzo Chigi, dopo le proteste, si stia lavorando per dare il via libera a tutte le relazioni stabili, non solo quelle formalmente sancite. Ma i dubbi restano, e subito dopo la conferenza stampa di Conte che aveva usato la parola “congiunti”, è stato uno dei significati più cliccati su Google: cosa si intende per congiunti, chi potrò vedere dal 4 maggio, chi rivedrò dopo l’estate? E come dimostro che il congiunto è congiunto? Lo dovrò certificare? E ancora resta la domanda su che cosa si intenda per stabili: un anno, due mesi, una vita?

La fase 2, come del resto la precedente, è calibrata principalmente sulla famiglia tradizionale, quella riconosciuta dallo Stato e dai legami di sangue. Per il resto si può attendere, mentre le solitudini crescono, le partite Iva si disperano, sempre più persone guardano al futuro con l’animo nero e la borsa vuota.

La conferenza stampa di Giuseppe Conte è stata una delusione. L’apertura è ancora confusa e lontana: lo Stato non si fida dei suoi cittadini che continua a trattare come dei bimbi incapaci di intendere e di volere. La libertà è messa tra parentesi. E con la libertà la democrazia: anche questa volta il premier ha scelto la strada dei divieti e del dpcm, un decreto del presidente del Consiglio che ha valore amministrativo e non di legge, saltando il passaggio delle Camere. L’unica vera decisione è quella di tenere ancora tutto (o quasi) fermo.

Eppure queste settimane ci avevano detto molto. Lo stare a casa che cosa ha comportato? Il contagio è avvenuto soprattutto in famiglia e nelle case di cura (dati dell’Istituto superiore di sanità), proprio quei luoghi che invece avrebbero dovuto metterci al sicuro. Mentre si minacciava l’uso dell’esercito e si facevano le multe contro i runner, non si è fatto nulla per gli anziani nelle Rsa che sono morti come mosche. E alle donne chiuse dentro le mura domestiche non è andata meglio. Ieri sul Corsera, Giovanni Bianconi riportava i dati sconcertanti della violenza sulle donne durante il lockdown. Mentre i reati tradizionali sono diminuiti, «in quasi due mesi di quarantena – scrive Bianconi – gli investigatori hanno contato almeno sei femminicidi di mogli o conviventi uccise dai rispettivi mariti o compagni, tre dei quali si sono poi suicidati… Tre figli hanno accoltellato le loro madri e tre uomini, uno dei quali psicolabile accertato, hanno ammazzato altrettanti fratelli». Ma il conto è ancora aperto: due tentati omicidi di mogli a Caserta e Benevento, e a Bari un uomo è stato arrestato per le lesioni e i maltrattamenti inflitti alla moglie. E questo è quello che sappiamo. Perché, come denunciato più volte dai centri antiviolenza, molte donne in queste settimane, chiuse in casa e isolate, non hanno potuto chiedere aiuto.

Il piano presentato domenica da Conte ha ignorato ancora una volta questa realtà. A tal punto che viene da chiedersi a che cosa siano servite tutte le task force create per costruire la Fase 2. Sul nostro giornale, avevamo contato circa 300 esperti distribuiti nei vari comitati. Ma Ferruccio de Bortoli, sul Corsera del 19 aprile, ne ha contati 448 per un totale di 15 task force.

(Noi del Riformista eravamo stati fin troppo ottimisti nel descrivere l’abuso di figure non elette!)

Ma l’unica cosa che il pullulare di queste commissioni ha ottenuto è stata quella di far emergere in maniera ancora più visibile la crisi della democrazia rappresentativa. Anche perché appena nominate, le diverse task force sono entrate in conflitto tra di loro e lo stesso Conte, forse temendo di venir sostituito con Vittorio Colao, ha preso le distanze dal parere degli esperti da lui stesso voluti.

L’Italia che ereditiamo dalla più importante crisi del dopoguerra è indebolita nelle sue istituzioni più importanti, pronta a rinunciare alle libertà in nome di una sicurezza che è stata più sbandierata che messa in atto. Non ce lo leva nessuno dalla testa: mentre si facevano i sermoni sullo stare a casa, non si è agito in tempo e con la determinazione dovuta per fermare la moria nelle Rsa. Oggi ci dicono che la nostra vita sociale è decisa per decreto e che sul futuro lavorativo di tanti e tante siamo ancora nel guado. Almeno potremmo essere liberi, con maschera, guanti, amuchina e la debita distanza, di vedere chi pare e piace a noi?