Irina e Albina, la guerra le ha unite ancora “di più”. E nonostante le polemiche, i musi storti, le critiche domani sera saranno insieme alla Via Crucis del Venerdì Santo presieduta da Papa Francesco al Colosseo a Roma. Irina è ucraina, Albina è russa. La loro immagine, loro due insieme, nient’altro che un messaggio per la pace, l’appello di due civili, due popoli che non hanno scelto di essere in guerra, aveva infatti provocato critiche e polemiche: un gesto inadeguato, fuori luogo in questo momento secondo alcuni. A riprova di quanto siano rimasti inascoltati gli appelli alla pace del Pontefice.

Albina è al terzo anno del corso di laurea in Infermieristica dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Irina è infermiera del Centro di Cure Palliative “Insieme per la cura” della Fondazione dello stesso Policlinico Universitario dell’Opus Dei. Avevano affrontato insieme, in corsia, i mesi più duri del covid-19. “Quando ci siamo incontrate poco dopo l’inizio della guerra, Albina è venuta nel reparto. Io ero di turno. È bastato il nostro sguardo: i nostri occhi si sono riempiti di lacrime e Albina ha cominciato a chiedermi scusa. Si sentiva in colpa e mi chiedeva scusa. Io la rassicuravo che lei non c’entrava niente in tutto questo”, ha raccontato Irina all’Ansa.

Dopo l’intervista di Valentina Bisti per il Tg1, andato in onda nel marzo scorso, le due sanitarie sono state scelte per la tredicesima stazione della Via Crucis, quella in cui “Gesù muore sulla croce”, tra le più strazianti del percorso, in cui si rappresenta il momento in cui Cristo è deposto dalla Croce e il suo corpo viene riconsegnato alla Madonna. E apriti cielo: l’ambasciata ucraina presso la Santa Sede aveva chiesto al Vaticano di ripensare la scelta.

“L’Ambasciata ucraina presso la Santa capisce e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo”, ha twittato l’ambasciatore Andrii Yurash. “Ora stiamo lavorando sulla questione cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”. Altri esponenti politici e religiosi ucraini – come l’arcivescovo greco-cattolico Sviatoslav Shevchuck – avevano espresso riserve in merito a questa iniziativa.

 

Osservazioni che non impediranno alle due donne di essere domani al Colosseo a portare insieme la croce, in silenzio e in preghiera. “Insieme si potrebbe fare tanto. L’umanità si deve unire insieme per cercare di trovare la pace e una soluzione a tutto quello che sta accadendo”. Il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, a Rainews24 aveva già spiegato come il Papa Francesco – oggi in uscita il suo saggio Contro la guerra – Il coraggio di costruire la pace – sia “un pastore, annunzia il Vangelo, non è una parte politica. Da qui la decisione anche sulla Via Crucis. Qualcuno che dia un segno profetico in questo momento ci vuole”.

“La croce di Gesù ha la vocazione di riconciliare prima di tutto noi tutti con Dio, e questo è necessario in ogni momento, anche adesso. Se invece – ha spiegato il nunzio apostolico in Ucraina, monsignor Visvaldas Kulbokas, tra i pochi diplomatici a non aver lasciato Kiev – qualcuno volesse interpretare quel passaggio come un segno di riconciliazione tra russi e ucraini, sarebbe troppo presto. Ciò sarà possibile quando non sarà più in atto la guerra, non adesso, con l’aggressione in corso e le ferite aperte. In questo senso, il segno può valere per il futuro, quando bisognerà ricostruire il perdono nel dopo guerra, che speriamo arrivi presto”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.