Come una furia. Matteo Renzi ormai da un anno ha cambiato pelle e quando arriva in Parlamento arriva con una tutina angelo vendicatore. Porta decisioni, non considerazioni. Un giorno arrivò come quelli della Smorfia e disse: “Tu, tu, tu, Giuseppe Conte, te n’hai da annà”. Bim bum bam e Conte è andato per stracci. Il discorso di ieri al Senato è stato più che una requisitoria, è stato un avviso di sfratto. Fra un anno il Parlamento deve eleggere i suoi membri laici del CSM e stavolta – ha detto Renzi – faremo un lavoro secondo istruzioni per strappare il potere alle correnti e impedire abuso di potere dei magistrati.

Ha fatto le sue concessioni di rito ai magistrati buoni che non possono lavorare per colpa dei magistrati cattivi, e più che altro ha accusato il Parlamento di non aver esercitato il suo potere mandando come membri laici del CSM gente che fosse capace di bloccare le correnti e imporre la democrazia. Approvata la legge Cartabia, tutto deve essere rifatto da capo, in magistratura. L’impressione è che quel che l’Europa comanda, Matteo va e fa. Adesso dobbiamo fare quaranta riforme in poco tempo e quella della magistratura è considerata vitale, anche se la legge Cartabia è un buon inizio ma all’Europa non basta e l’Europa allora (presumiamo) batte i pugni e Matteo è il suo evangelista. L’Europa disse: “Per favore, ci buttate fuori quelli?”. Pronti: zac e zac, missione compiuta. E ieri, Matteo è venuto ad avvertire la Magistratura – intesa come quella corporazione che ammazza la democrazia, – che è il momento del “Game Over”. Tutti a casa. Arrendetevi, siete circondati.

“Molti non hanno il coraggio di dirlo anche tra noi che rinunciamo al gusto della verità per paura – dice Renzi – perché per anni abbiamo consentito che fossero i PM a decidere e che l’avviso di garanzia fosse una sentenza di condanna”. E scusate se è poco. Per carità, tutto vero, tutto arcinoto, ma Renzi ha portato il messaggio come quei messi giudiziari americani che ti urtano per strada e ti mettono in mano l’avviso di convocazione dicendoti: “You are served”. Il Parlamento è servito. Matteo restringe la premessa storica: “Attenzione – concede retoricamente – non parlo di giudici cui ci rivolgiamo con deferente omaggio a due giorni dall’anniversario della morte di un gigante come Rosario Livatino e i tanti magistrati che hanno dedicato la propria vita per le istituzioni”. Tutto ciò è giusto e ovvio, ma il potere giudiziario è in crisi per colpa della politica. Diciamoci le cose come stanno una volta per tutte: c’è stata una parte del Senato e della Camera, in particolar modo a sinistra, che ha immaginato di trarre vantaggio dalle vicende giudiziarie che riguardavano l’altra parte della politica: la parte che stava nell’emiciclo di destra.

“E questa – grida Renzi – è una responsabilità politica della sinistra che ha cercato di strumentalizzare questa circostanza accusando la destra di aver risposto con leggi ad personam. Ma nessuno si può tirare indietro nel giudicare la fine di questi trent’anni di lunga guerra tra magistratura e politica durante i quali la magistratura non ha mai avuto problemi perché ha sempre utilizzato ciò che avveniva in quest’aula recuperando forza. Oggi non è più così perché c’è una disgregazione all’interno della magistratura e questa disgregazione porta ad avverarsi la profezia dell’allora direttore di Radio radicale Massimo Bordin che definiva il futuro come il luogo nel quale i magistrati si sarebbero vicendevolmente arrestati, Chi di noi ha iniziato a fare politica nel momento tragico dell’inchiesta “Mani Pulite” non può che sentirsi stravolto vedendo oggi che i due personaggi del pool rimasti sulla ribalta, siano alle carte bollate tra di loro”.

Già, è vero, curioso: Greco e Davigo si menano come i duellanti, ma nessuno ci fa caso: nessuno ha il coraggio di dire quello che sta succedendo come se la politica avesse paura di dire ciò che sta accadendo in magistratura. Insomma, dice il leader di Italia Viva, oggi viviamo in una cappa di preoccupazione e di timore “e io avverto il bisogno di dirlo qui senza alcuna paura senza alcun elemento di timore reverenziale verso la magistratura che nel 2021 ha iniziato un cammino preoccupantissimo perché è venuta meno la guida politica 5 Stelle nella magistratura; anche se devo dare atto all’attuale ministro degli Esteri di aver detto parole sull’uso barbaro e incivile della giustizia da parte dei 5 Stelle, nel 2016: scuse timide e tardive ma pur sempre scuse”. Negli anni del ministero Bonafede – ha detto Renzi – c’è stata una guida profondamente giustizialista del ministero, quando si diceva che giustizialismo e garantismo sono due diversi estremismi. Renzi si è rivolto “agli amici di quella parte politica cui posso solo fare gli auguri: io vengo da una cultura in cui la Costituzione è una cosa seria e il giustizialismo e un elemento di deformazione della Costituzione.”

In questo momento – ha osservato il leader di Italia Viva – sono partite delle dinamiche interne nella magistratura che hanno portato alla luce tensioni che sono esplose in una guerra che sta portando a indagini su indagini di magistrati contro altri magistrali: se volete far finta di non vedere, fatelo pure ma è un dato di fatto. Il problema non è la separazione delle carriere, paradossalmente il punto è lo strapotere vergognoso che le correnti hanno dentro la magistratura e che incide nel processo disciplinare dei singoli magistrati e che impedisce ai magistrati di livello di fare carriera se non sono iscritti ad alcune correnti. Questa è la vera separazione della carriera da fare: quella tra la corrente e il magistrato. È impossibile immaginare che un Csm la cui autorevolezza ha toccato i punti più bassi (anche per colpa nostra – ha ammesso – nella selezione dei candidati laici, perché bisogna avere il coraggio di dirla tutta) possa riformarsi da solo. Il punto vero è che se i PM vanno al disciplinare sulla base dell’appartenenza alla singola corrente, non sulla base dei fatti, le cose non possono funzionare. Poi Renzi ha ricordato un episodio che riguarda direttamente: “Quando io sono intervenuto a testa alta per dire che c’era una procura che a mio giudizio stava sorpassando il limite dell’azione giudiziaria, non è che ho preso un avviso di garanzia ma ne ho presi due dalla stessa procura”.

Quando le correnti dicono: “voglio stringere un cordone sanitario intorno al senatore XY” non ci si deve preoccupare di quel senatore, ma del Senato per quello che sta succedendo. Vedo tre cure immediate e necessarie, ha concluso: primo, i magistrati devono sentirsi liberi di fare il proprio lavoro anche se non sono iscritti a una corrente. Due: i politici devono avere il coraggio di andare avanti anche quando ricevono un avviso di garanzia perché non può essere un avviso di garanzia a bloccare una carriera. Tre: non si può continuare a parlare di nuove guarentigie: le guarentigie dei parlamentari sono costituzionalmente garantite e quotidianamente ignorate dall’utilizzo mediatico della magistratura e delle indagini. Dobbiamo metterci a lavorare per un rinnovo del Csm nel luglio del 2022 per scrivere una pagina nuova, pena la credibilità delle istituzioni e la loro dignità. Per la magistratura – ha concluso Renzi – non conveniva che io parlassi. Ma ci sono momenti in cui avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome è un dovere politico civile e morale.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.