L’articolo 67 della Costituzione va bene, ma mica tanto. Il direttore dal Fatto Quotidiano Marco Travaglio scende in campo questa mattina dalle colonne del suo giornale per difendere il governo Conte, alle prese oggi col fatidico voto di fiducia al Senato con numeri in bilico e una maggioranza assoluta di 161 sì praticamente impossibile da raggiungere.

Travaglio entra come al suo solito a gamba tesa nel dibattito sui “responsabili”, quelli che una volta il suo giornale e i grillini definivano voltagabbana (o peggio). L’appoggio di centristi o di qualche renziano/forzista dubbioso per Travaglio non è più un problema, quello vero infatti sta a monte: se ci fosse oggi il vincolo di mandato (o una legge simile) “nessuno cercherebbe ‘responsabili’ perché Italia Viva non sarebbe mai nata, la maggioranza godrebbe ottima salute e il governo si occuperebbe delll’Italia anziché della crisi più pazza del mondo”. Il richiamo qui è alla decisione di Renzi di formare un suo partito (e un suo gruppo parlamentare, al Senato grazia al Psi di Nencini) subito dopo la nascita del governo Conte bis.

Travaglio dunque auspica l’introduzione di un vincolo di mandato, o meglio di una sua variante: “Sarebbe ora di introdurre la norma costituzionalmente suggerita da Zagrebelsky: la decadenza del parlamentare che cambia (legittimamente) schieramento per farla finita col tradimento della volontà popolare”.

Lo stesso Travaglio, che oggi considera il vincolo di mandato come un possibile rimedio ai mali della politica italiana, il 2 gennaio del 2018 dalle colonne del Fatto attaccava i “nuovi 5 Stelle” in un articolo sulle regole interne ai pentastellati. Travaglio ricordava all’epoca come sul vincolo “l’articolo 67 della Carta esclude espressamente e nessuna maggioranza (né assoluta, né dei due terzi) consentirà mai di introdurre con una riforma costituzionale. Ogni tentativo di introdurlo (a parte la legittima espulsione di chi boicotta il governo del suo partito, sempre che questo non deragli dal suo programma) è destinato a infrangersi contro quel divieto, dunque è solo propaganda elettorale o dissuasiva”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia