Il male assoluto, cioè i partiti, diventano «costruttori per il bene del Paese». Ieri mattina Grillo, quando ancora si sperava di poter evitare la crisi, posta la lettera del deputato Cinque stelle, Giorgio Trizzino, in cui si chiede a maggioranza e opposizione di collaborare, una sorta di patto tra i partiti per salvare la legislatura e il suo amato Conte nel nome di Sergio Mattarella.

Sembrano passati anni luce, ma in realtà stiamo parlando dell’altro ieri quando Beppe Grillo conquistava le piazze urlando contro la casta, contro chi sedeva in Parlamento, contro tutti coloro che dedicavano la loro vita alla politica. Li descriveva come ladri, come traditori, come coloro che dovevano essere aperti come una scatoletta di tonno e buttati via per sempre. Era un urlo il suo che radeva al suolo la vita democratica sancita dalla Costituzione, che gettava discredito sulla politica nel nome del popolo che si raccoglieva nelle piazze e che chiedeva di tagliare le teste.

Ora la musica è cambiata. Ora che al governo ci sono i Cinque stelle i partiti diventano costruttori per il bene del Paese, il dialogo tra maggioranza e opposizione non è più inciucio ma patto, i responsabili non sono più traditori ma salvatori della Patria.

O Beppe Grillo si sta pentendo per tutte le cose dette e fatte prima di andare al governo, oppure viene il forte sospetto che se c’è una forza politica che ama la poltrona e fa di tutto per non mollarla sono proprio i Cinque stelle.