Beppe Grillo stavolta per prendersela con Renzi ha fatto ricorso agli autori latini. Non ne trova più di genovesi sufficientemente tosti. Ha trascritto sul suo blog un passo, molto bello retoricamente parlando, della prima Catilinaria. Cioè della requisitoria di Marco Tullio Cicerone contro il suo avversario politico. Contro Lucio Sergio Catilina. È una invettiva, pronunciata davanti al senato, ferocissima. Sia nei toni sia nelle accuse, quasi tutte molto discutibili. Nessuna provata. Cicerone era abile, si sa, riuscì a creare un fronte compatto, specialmente nelle classi dirigenti, contro Catilina, che era forse un avventuriero, sicuramente un perseguitato. Cicerone accusava Catilina di avere organizzato una congiura, di avere mandato a casa sua dei sicari per ucciderlo, di essere un feroce assassino. Ma non c’era neppure un indizio che ciò fosse vero. Solo la parola di Cicerone. Neanche un testimone, un riscontro, mezza prova.

Cicerone e Catilina erano nemici giurati. Cicerone rappresentava l’establishment, la conservazione, le classi alte. Catilina voleva rompere la solidità del blocco dominante. Dare più potere al popolo. Era l’erede dei Gracchi. Probabilmente per questo fu sistematicamente perseguitato dal potere. È sempre così, nella Storia. Chi prova a rompere un assetto di potere consolidato viene emarginato. O vince o muore. Catilina è morto. Combattendo quando ormai già sapeva di non avere speranze.
Prima dello scontro finale, e prima delle catilinarie e dell’ostracismo di Cicerone, Catilina era stato messo sotto processo per una decina di volte. Vi dice niente questa usanza romana? Lo accusarono di tutto: soprattutto di reati finanziari e politici: concussione, corruzione, congiura. Poi anche di reati sessuali: violenze sui minori. Vi dice niente questa usanza romana? Fu sempre assolto. Sempre. Pare che non riuscirono a incastrarlo neppure per evasione fiscale…

Non so se Catilina assomigliasse a Renzi. Grillo dice così. Non so neppure se Cicerone assomigliasse a Grillo stesso, o a Conte. Come sembra far capire il fondatore dei 5 Stelle. Rispetto a Conte, sicuramente, Cicerone aveva un uso più appropriato, anzi sofisticato, del linguaggio. Non sbagliava i congiuntivi, al massimo si prendeva qualche licenza poetica (come credo sia l’uso della parola “abutere” al posto di “abuteris”).

Quel che è certo è che Cicerone usò metodi infami nella battaglia politica e per liberarsi di Catilina, che era molto popolare. Sono diversi gli storici convinti che effettivamente Cicerone sconfisse Catilina nelle elezioni a console solo grazie a massicci brogli elettorali. Era contro quelli di cui Catilina protestava. Lui era convinto di avere vinto la corsa alla carica di console, dopo essere stato eliminato per tre volte, negli anni precedenti, dall’intervento persecutorio della magistratura. Ogni volta che si preparava a gareggiare, scattava un avviso di garanzia. Dai magistrati di Firenze, talvolta, più spesso da quelli di Roma e della Campania. (Guardate che non sto inventando proprio niente: le somiglianze tra la battaglia feroce degli anni 60 prima di Cristo a Roma e lo scontro politico di oggi, sono assolutamente vere, forse casuali ma vere).

Grillo
forse queste cose non le sapeva, quando ha scelto Cicerone. Non ha nemmeno consultato, immagino, i suoi. Per esempio c’è una delle firme migliori del Fatto, Massimo Fini, che qualche anno fa scrisse un libro che, credo, sostenesse proprio questa tesi. Che Catilina non fosse affatto quel mascalzone che dicevano. E che Cicerone non fosse quel galantuomo che ci hanno dipinto a scuola. Chissà poi che scuole ha fatto Grillo. Nessuno conosce bene la sua biografia prima che Pippo Baudo lo portasse in Rai.

Cicerone, come Conte, forse – vedete: qualche somiglianza c’è – chiese e ottenne i pieni poteri, cioè ebbe il potere di vita o di morte sui nemici della repubblica. E sulla base di questo potere straordinario (conferitogli forse con una iniziativa simile al Dpcm) fece uccidere due senatori seguaci di Catilina. Credo che li fece strangolare, violando tutti i principi e il dettato del diritto romano. Immagino che Conte non farebbe mai qualcosa del genere. Neppure con Renzi lo farebbe (magari gli piacerebbe, ma lui è una persona educata).

Poi Catilina fuggì, inseguito dall’esercito romano, proprio per l’ennesima falsa accusa, questa di aver congiurato. Da avventuriero spavaldo e scapestrato qual era, affrontò l’esercito romano e cadde in battaglia. Alcuni storici dicono che fu catturato vivo e poi torturato e ucciso. Un po’ come Che Guevara.
Da qualunque parte la si voglia prendere, questa storia, un fatto è certo: Cicerone era il Palazzo, Catilina la strada. Non so se Grillo ha voluto usare questa citazione e questo paragone storico, proprio per certificare il passaggio del fossato. Se vogliamo restare a quei tempi (o poco dopo) potremmo menzionare il passaggio del Rubicone.
Non era Grillo il rivoluzionario? Non era il nemico del potere, del Palazzo, della burocrazia romana, della casta? E poi cosa è successo? Ora è lì, accanto a Travaglio, uno con la sua aria seria e immobile di sempre, l’altro col ghigno continuo e con le frasi allegoriche, a difendere Conte e i suoi pretoriani. Come due sentinelle. Come due soldati fedeli. Travaglio ogni giorno dedica il suo editoriale alla difesa di palazzo Chigi. Chi tocca Conte, o lo critica, o lo sfiora, è un gaglioffo e forse pure un pusillanime. Grillo, forse, affiancandosi a Cicerone, vuole certificare la nuova funzione dei grillini. Guardie rosse del quartiere generale. E tutto il loro sovversivismo, sparito? No, no, è ancora lì, si è trasformato: non è più sovversivismo dal basso ma dall’alto. Ricordate la definizione di Gramsci (non so se Grillo lo conosce, forse sì): il sovversivismo delle classi dirigenti.

Non credo che ci sia da scherzare sul sovversivismo delle classi dirigenti. È una cosa serissima. Ed è sempre stato il pericolo più grande per la democrazia. Il grillismo in realtà non è mai stato sovversivismo dal basso, ha finto. È sempre stato quella cosa lì: sovversivismo del potere. Dal primo vaffa, e anche dalla retorica anticasta che lo ha spalleggiato: attacco alla democrazia politica. Chi attacca la democrazia politica raramente è un corsaro. Di solito sta dalla parte dei potenti. Anche Cicerone stava da quella parte. Poi però finì male. Sgozzarono anche lui. A volte succede.