Ancora ieri (forse anche oggi) il blog di Beppe Grillo, in testa alla sua home page ha una bella pubblicità della Moby, cioè la compagnia di traghetti più potente d’Italia, quella che ha diverse rotte in esclusiva e le fa pagare ben care.

Che c’è di male nella pubblicità della Moby? Niente, assolutamente niente. Si è saputo però che c’è una indagine dell’Unità antiriciclaggio della Banca d’Italia (si chiama Uif) sui soldi pagati a Grillo (non è chiaro se 120 mila o 240 mila euro per due anni) e soprattutto sui soldi versati al suo compagno di avventure politiche, Davide Casaleggio, il quale invece avrebbe incassato ben 600mila euro, dalla Moby, per delle consulenze.

Sembra anche che nella motivazione della consulenze ci sia scritto, tra l’altro, “per sensibilizzare le istituzioni”. Ahi, ahi ahi. Oltretutto pare anche che l’Europa abbia iniziato degli accertamenti sulla Moby (e sulla Tirrenia, compagnia fagocitata tempo fa dalla Moby) per via delle convenzioni (una cosina da 72 milioni) che ha sottoscritto con lo Stato e che gli organi di vigilanza europea sospettano possa configurare l’ipotesi di aiuti (proibiti) di Stato.

Vedremo cosa deciderà l’Europa. Per ora possiamo dire un paio di cose. La prima è che – a occhio – anche stavolta (come nelle precedenti indagini sulla fondazione Open e sulla casa di Renzi) non c’è reato. La seconda è che invece il reato c’è, e cioè l’abituale fuga di notizie, ma è un reato del quale esiste un vero e proprio divieto a occuparsene da parte della magistratura. E anche degli organismi vari che dovrebbero controllare l’attività della magistratura ma, essendo in prevalenza costituiti di magistrati, tendono a non occuparsene. I reati in Italia possono essere di tre tipi: dolosi, colposi o magistrali (cioè commessi dalla magistratura). Nel terzo caso si estinguono.

E tuttavia la storia dei finanziamenti di Moby, o Tirrenia, a Grillo e Casaleggio, un pochino pochino stupisce. E un pochino fa anche sorridere. Perché? Perché l’inchiesta – ironia della sorte – è partita  dall’inchiesta “Open” cioè quella voluta dai 5Stelle e dai giornali grillini e para-grillini contro Renzi.

L’inchiesta contro Renzi si sta risolvendo in un buco nell’acqua, si è scoperto solo che Open era una fondazione amica di Renzi e che riceveva finanziamenti tutti a norma di legge, e poi si è saputo che Renzi ha comprato un appartamento (come Formigli ma se dice che Formigli ha comprato un appartamento sei un nemico della libertà di stampa). E però i seguaci dell’antiriciclaggio, cercando di capire perché la Moby aveva versato, apertamente, 60mila euro alla Open, hanno scoperto che la stessa Moby ne aveva versati dieci volte di più alla Casaleggio, per “sensibilizzare le istituzioni”. Cosa voglia dire questo “sensibilizzare” ognuno lo decide per conto suo.

È uno scandalo? No, a me non sembra. Il problema è che per quindici giorni i giornali della destra populista (soprattutto la Verità e Il Fatto), ma anche molti giornali – una volta si diceva “borghesi”, a partire dall’Espresso, hanno condotto una campagna battente contro Renzi, accusato di niente ma accusato in modo roboante. Conflitto di interessi, addirittura “tangenti” ha detto Travaglio. Tangenti? E allora quelle di Casaleggio come le chiamiamo?

Beh, invece ieri Il Fatto ha dedicato alla notizia una colonnina piccola piccola piccola, a pagina tre, acquattata contro il margine della pagina. Titolo sobrio sobrio: “Bankitalia svela fondi di Onorato al blog di Grillo e alla Casaleggio”. Bankitalia, eh. Poi chissà se è vero. E poi chi sarebbe questo Onorato (per la cronaca è il proprietario di Moby)? In prima pagina il capolavoro. Scrive il giornale di Travaglio, due righe in tutto: “Non è reato e neppure conflitto di interessi. Però non era opportuno”. Ve l’immaginate se avesse risolto il caso Open con due righe uguali? Non è reato ma non è opportuno: punto e basta.

Non fece proprio così. Volete dare un’occhiata ai titoli del Fatto su Renzi dei giorni scorsi? Ne riportiamo solo pochissimi, così, presi a caso. Tutti in prima pagina, a tutta pagina, tutti con gigantesche foto di Renzi formato poster. 27 novembre: “Caccia al tesoro e ai bancomat  di Renzi”. 28 novembre: “Open, il bancomat a Lotti e i soldi alla villa di Renzi”. 1 dicembre: “ Tariffario Renzi: 40mila euro”. 5 dicembre: “Open, altre marchette”.

Capite? Voi dite: ma questo è giornalismo? È inutile che protestiate: oggi il giornalismo è questa roba qui. Non ha niente a che fare con l’informazione: è  forcaiolismo e sottomissione, e tu non puoi farci niente. E non crediate che questo ragionamento riguardi solo il Fatto. Magari.