Anche se la legge lo vieta, ieri mattina a Perugia Luca Palamara è stato di fatto l’avvocato di se stesso.
In una lunghissima deposizione “spontanea”, prima di essere interrogato dai pm, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ha ricostruito con dovizia di particolari, molti anche inediti, l’intera vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. Accusato di essere stato corrotto dall’imprenditore laziale Fabrizio Centofanti – il capo d’imputazione nel tempo è cambiato ben cinque volte – Palamara ha esordito dicendo che l’indagine nei suoi confronti era il classico segreto di Pulcinella. Praticamente tutti i pm di Piazzale Clodio nel 2018 erano a conoscenza del fascicolo di Perugia al punto che quando lo incontravano nei corridoi gli chiedevano aggiornamenti. E questo perché il procedimento, avendo Palamara all’epoca pendente la domanda per diventare procuratore aggiunto a Roma, avrebbe potuto creargli problemi.

Ad un certo momento, verso la metà di maggio del 2019, Palamara sarebbe addirittura venuto a conoscenza che gli era stato inserito il virus trojan nel cellulare. Ed a conoscenza di aspetti riguardanti l’indagine, pare, ci fosse anche Stefano Erbani, il consigliere giuridico del Quirinale, che però non si sa se abbia informato il capo dello Stato. Nel più classico dei passa parola la notizia era arrivata dal Quirinale a Palamara tramite Cosimo Ferri, ex leader della corrente di destra Magistratura indipendente e ora parlamentare di Italia viva, la cui moglie, magistrato, aveva peraltro rapporti di grande familiarità con la pm Gemma Miliani che stava conducendo le indagini a Perugia. Lo svolgimento delle investigazioni è stato a tratti surreale con il trojan che funzionava a singhiozzo.

Palamara ha ricordato a tal riguardo la cena del 9 maggio del 2019 con l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Il telefono era acceso, avendo anche registrato delle conversazioni telefoniche, ma il trojan restò “muto”. Nessuno ha mai spiegato il motivo di ciò e, a questo punto, l’accaduto è destinato ad entrare a pieno titolo fra i misteri della Repubblica. Nella prossima udienza la decisione del gup Piercarlo Frabotta sul rinvio a giudizio o meno.