Non si hanno più notizie dell’indagine nei confronti degli appartenenti alla loggia Ungheria, l’associazione segreta finalizzata a pilotare le nomine dei magistrati al Consiglio superiore della magistratura e nelle alte burocrazie ministeriali. L’avvocato Piero Amara, il pentito del terzo millennio e fra gli esponenti di punta di questa loggia, invitato da Corrado Formigli alla trasmissione Piazza Pulita su La7 la scorsa settimana, ha mandato qualche messaggio trasversale, affermando di aver registrato di nascosto i suoi colloqui con i componenti del sodalizio, mettendosi così al riparo da eventuali denunce per calunnia. Proviamo, allora, a ricostruire i fatti.

Dagli atti depositati dal pubblico ministero il 20 febbraio 2021 nell’udienza preliminare a carico di Luca Palamara al Tribunale di Perugia, in particolare dagli interrogatori di Amara del 4 e del 17 febbraio 2021, risulta che sia la Procura di Perugia ad indagare, dopo aver delegato il solito Gico della guardia di finanza di Roma, sulla loggia Ungheria. I verbali delle deposizioni di Amara erano stati trasmessi al procuratore Raffaele Cantone dall’ufficio di Milano diretto da Francesco Greco. A che titolo, però, sta indagando Perugia? L’avvocato Amara, nell’interrogatorio del 6 dicembre 2019 aveva riferito che «l’allora procuratore della Repubblica di Perugia (Luigi) De Ficchy era una persona alla quale io potevo arrivare perché faceva parte dell’associazione Ungheria».

L’art. 11 del codice di procedura penale, che il procuratore Greco e il procuratore Cantone frequentano quotidianamente, stabilisce che «i procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge». Ed al momento del fatto, come riferisce lo stesso Amara, De Ficchy era procuratore della Repubblica di Perugia e quindi legge vuole che sia Firenze ad indagare sulla loggia Ungheria.

Non si capisce, quindi, perché Greco abbia mandato i verbali a Cantone e perché quest’ultimo non trasmetta gli atti a Firenze visto che nella loggia sarebbero presenti magistrati in servizio a Roma e magistrati in servizio, al momento del fatto, a Perugia. Quanto riferito da Amara, ritenuto credibile tanto da diventare la principale prova d’accusa a carico di Palamara nel processo per corruzione ha tuttavia un ulteriore grottesco risvolto. De Ficchy farebbe parte di una loggia alla quale partecipavano lo stesso Amara, l’avvocato Giuseppe Calafiore e l’imprenditore Fabrizio Centofanti, tutti coindagati di Palamara, che hanno subito tuttavia un trattamento diverso da quello riservato all’ex zar delle nomine al Csm nell’indagine di Perugia.

Ad Amara e Calafiore non è stato inoculato il virus trojan ma è stato inviato “un mero preavviso di malfunzionamento” del cellulare mentre a Palamara è stato bloccato il traffico voce e il traffico dati tramite l’intervento diretto del gestore telefonico. Inoltre nei confronti di Amara e Calafiore non è stato richiesto il rinvio a giudizio ma sono stati stralciati per essere archiviati. Centofanti, poi, non solo non è mai stato intercettato ma nei suoi confronti non è stato compiuto alcun atto di indagine. Anzi il suo nome, pur essendo secondo i pm il corruttore di Palamara, è stato iscritto nel registro degli indagati il 27 maggio 2019 quando cioè l’indagine era finita e Palamara era a quella data intercettato da tre mesi. Non è che per caso c’entra la loggia Ungheria?