E’ un sussurro quello di Panebianco. Non perché le sue idee non siano forti e argomentate con rigore. Ma perché il professore appare sempre più solo: nessuno ha voglia di ascoltare la sua voce e il suo ragionare. A occhio, neppure il giornale che lo ospita. E infatti Panebianco pone esattamente questo problema: le élite. Le élite, dice, cioè le classi dirigenti – semplificando un poco – non sono affatto sensibili alla democrazia e ai suoi cardini. Sono estranee. E perciò in Italia diventa impossibile mantenere integro lo Stato di diritto. E la stessa democrazia regge solo perché imposta dalle relazioni internazionali. Ma, senza una direzione, vacilla. Non è irreversibile. Queste cose Angelo Panebianco le ha scritte nell’editoriale del Corriere di ieri, spiegando come in Italia non sia mai esistito un equilibrio tra i poteri. Nella vecchia repubblica dei partiti – scrive – la magistratura era subordinata al potere politico. Ora l’ordine giudiziario ha smesso di essere un ordine, è diventato potere e ha sottomesso la politica a se stesso.

Gli intellettuali, i giornali, le case editrici, i circoli culturali, le associazioni, le Tv, il cinema, gran parte dei partiti sono i difensori di questo ribaltamento dei poteri che ha portato alla repubblica giudiziaria. Prendiamo il discorso più coraggioso pronunciato in Parlamento negli ultimi 25 anni. Quello di Matteo Renzi, che ha denunciato l’arroganza dei Pm e l’invasione di potere. Quanto è durato? Una settimana dopo quel discorso il partito di Renzi ha chiesto che Salvini sia consegnato ai Pm, e subito dopo è scattato in difesa di un Pm di assalto, come Gratteri. Il quale ha ricevuto critiche pesanti da alcuni suoi colleghi, per esempio dal Procuratore generale di Catanzaro, Lupacchini, e da un monumento della magistratura italiana come Armando Spataro. Che lo hanno accusato di teatralità nell’esercizio della sua funzione. Come hanno reagito i politici alle critiche verso Gratteri? Col silenzio. E i magistrati? Sono insorti.

Non contro Gratteri, però: contro i critici. Sia la corrente di sinistra, e cioè Area, sia quella moderata, e cioè Magistratura Indipendente, all’unisono si sono scagliate contro Lupacchini e Spataro e hanno chiesto che fosse loro imposto il silenzio. Ecco come si spiega la solitudine del coraggioso Panebianco. La politica si acquatta quando vede un Pm. I Pm invece si compattano se qualcuno li tocca. Gridano e fanno la faccia feroce. Sono casta, pura casta. E in questo modo il loro potere diventa incontrollabile.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.