L’abbraccio tra Mario Draghi e il segretario della Cgil Maurizio Landini è un gesto intelligente che, proprio per la diversità dei ruoli, illumina e semplifica queste ore difficili. Sospese tra l’allarme eversione e la vigilia di ballottaggi che rischiano di risentire non poco dei fatti accaduti nel fine settimana.

Il Presidente del Consiglio che decide di andare in Corso d’Italia in visita alla sede devastata della Cgil mette ordine nel caos di queste ore. Ed è una lezione, anche, per tutti coloro che cercano di sfruttare gli incidenti e le minacce (a palazzo Chigi) e le devastazioni (alla Cgil) di sabato e domenica notte (al Pronto soccorso dell’ospedale Umberto Primo). Non è tempo per strumentalizzazioni e generalizzazioni, come quella del vicepresidente del Pd Giuseppe Provenzano che ha chiesto di fatto lo scioglimento di Fratelli d’Italia «per l’ambiguità nel condannare questi eventi che la pone fuori dall’arco democratico e repubblicano». Poi Provenzano ha corretto il tiro («chieda di sciogliere Forza Nuova») ma è stata altra benzina su un fuoco già molto acceso. Il partito di Giorgia Meloni ha avuto reazioni sicuramente ambigue e in questi mesi ha ammiccato – ma non è stata la sola – in modo pericoloso al fronte no pass e no vax. Da qui a metterla fuori dall’arco democratico, ce ne corre. E non aiuta la gestione di una situazione delicata.

Palazzo Chigi ha preso in mano il dossier manifestazioni anti green pass risucchiato in un vortice politico-istituzionale e di sicurezza nazionale che a ben vedere era stato previsto sotto l’ombrello vasto dell’ “autunno caldo”. L’autunno è arrivato, ed eccoci qua. Il Presidente del Consiglio ha adesso l’onere di trovare la sintesi tra chi – da sinistra – butta la croce addosso al prefetto di Roma Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini ministro dell’Interno, in linea gerarchica responsabile dell’ordine pubblico, che avrebbe avuto “mano larga” rispetto a manifestanti che hanno spesso trovato l’appoggio della Lega. E chi – da destra – non ha rifiutato in modo categorico i metodi e le ragioni della proteste. Eppure i segnali erano stati tanti. Ma Draghi deve anche assicurare la sintesi anche tra il diritto di manifestare dissenso e chi usa una legittima protesta per portare avanti progetti eversivi. Tra chi – ad esempio Meloni e Salvini – approfittano per chiedere e per l’ennesima volta le dimissioni del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese (come se non sapessero che la catena di comando dell’ordine pubblico termina su questore e prefetto) e quel qualcosa che oggettivamente sabato non ha funzionato nel dispositivo della sicurezza.

I nodi, che ci sono, non sono facili da sciogliere. Domani il ministro Lamorgese convoca il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza. Al tavolo della sicurezza nazionale siedono tutti i capi delle polizie, delle varie intelligence, del sistema penitenziario e della procura antimafia-antiterrorismo. Draghi però ha già sentito in queste ore sia il ministro che il sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi segreti Franco Gabrielli. Tolleranza zero sui manifestanti che violentano, abusandone, il diritto a manifestare. Ieri sera il bilancio degli arresti era salito a 19 (erano 12 domenica sera) e altri ne seguiranno: con l’arresto differito sulla base di video e filmati e 600 identificati, è facile immaginare che il numero degli arrestati sia destinato a crescere. Anche perché, secondo le modalità dell’internazionale QANON che ha animato in tutto il mondo la protesta, è buona cosa filmare e poi postare sui social tutto quello che si fa rivendicandone la paternità. Le scene viste all’interno della Cgil di Corso d’Italia ricordano così tanto quelle postate a gennaio scorso dopo l’assalto a Capitol Hill.

Il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto (Iv) ha lasciato intendere che sul tavolo del Comitato c’è la possibilità di «vietare cortei e manifestazioni» ed autorizzare i sit in. Assai più facili da controllare e meno facili da infiltrare. Sono state individuate alcune date critiche: il 15 ottobre quando scatterà il green pass obbligatorio nei posti di lavoro; il 30-31 ottobre quando a Roma si terrà il vertice conclusivo del G20 con tutti i leader mondiali. A queste si aggiunge il 16 ottobre, sabato prossimo, quando la Cgil ha indetto «una grande manifestazione nazionale e antifascista per il lavoro e la democrazia» come risposta all’assalto in Corso d’Italia. Un secolo fa, nel 1921, squadre dei fasci attaccarono la camera del lavoro di Ravenna. Iniziò così il ventennio. Attaccare il sindacato è un fatto specifico e tipico del fascismo. Non serve aggiungere altro.

Un altro nodo sul tavolo del Presidente Draghi è lo scioglimento di Forza Nuova in quanto formazione politica che si ispira al fascismo e quindi contraria al dettato della Carta costituzionale. I gruppi Camera di Pd e Leu stanno preparando una mozione con questa richiesta. Non è potere di un gruppo parlamentare decidere il tasso di fascismo di una formazione politica. Può farlo il ministro dopo un’indagine e con una sentenza (è successo un paio di volte in trent’anni). Può, in alternativa, farlo il governo se gli indizi sono più che evidenti. Landini, che dopo il faccia a faccia con Draghi nella sede della Cgil ha incontrato i giornalisti, ha spiegato che «sabato, nel corso della manifestazione dei sindacati, ci sarà la richiesta precisa di un provvedimento per sciogliere le forze politiche che si richiamano al fascismo come prevede la Costituzione. Per noi è un provvedimento necessario. Draghi ha promesso che ne discuteranno. È un tema che hanno presente». Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia risponderanno con una mozione che chiede lo scioglimento di tutte le forze eversive. Anche quella a sinistra, insomma.

Il tema è in effetti sul tavolo. Molto dipenderà da come evolvono le indagini nelle prossime settimane. Gli arresti sono già scattati per Roberto Fiore, 62 anni, e Giuliano Castellino, 44 anni, rispettivamente leader nazionale e responsabile romano di Forza Nuova. In manette anche Luigi Aronica, 65 anni, conosciuto anche come Er Pantera, ma soprattutto ex Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari. Tra i fermati, oltre agli estremisti di destra, anche Biagio Passaro leader di “IoApro”. Le accuse sono pesanti: danneggiamento aggravato, devastazione e saccheggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Il punto è che domenica Forza Nuova -e non solo – ha diffuso su Telegram un documento che ha il sapore della vecchia risoluzione delle Brigate Rosse. Un documento che l’antiterrorismo sta setacciando parola dopo parola.

«Il regime è in difficoltà, la giornata romana di sabato fa da spartiacque tra vecchio e nuovo» scrivono Giuseppe Provenzale, Luca Castellini, Davide Pirillo, Stefano Saija. Parlano di «popolo attaccato con violenza e ferocia inaudite dal regime, e non solo in piazza»; sempre di popolo che «deve difendere con le unghie e con i denti la propria libertà il diritto al lavoro». «Nemmeno lo scioglimento di Forza Nuova – avvertono – potrebbe invertire la rotta di quanto sta avvenendo e avverrà nelle prossime settimane». Adesso è giunto il momento, sostengono, di «alzare il livello dello scontro». «Mesi di piazze pacifiche – scrivono – non hanno fermato l’attuazione accelerata del Great Reset, ora la musica è cambiata e il direttore d’orchestra e compositore è solo il popolo in lotta. L’attacco alla Cgil rientra perfettamente in questo quadro analitico che ha deciso di alzare il livello dello scontro. Da domani, dal 15 ottobre, e fino a che il Green Pass non verrà ritirato definitivamente la rivoluzione popolare non fermerà il suo cammino, con o senza di noi».

Qualche analista immagina collegamenti internazionali con la galassia di QANON, il movimento della destra radicale Usa, vicino a Trump che tentò di violare Washington Capitol Hill. I nostri investigatori, quelli che dallo scorso autunno monitorano il Movimento nato contro le chiusure e in fretta evoluto in No-vax e no-pass, sbrigano come «fantapolitica che ci possa essere una internazionale no-pass e no-vax che ha preso di mira l’Italia». Più facile invece che qualcuno si ispiri a quei Movimenti. Il timore, serio e condiviso da investigatori e analisti, è che rete internazionale o meno, «i fatti di sabato scorso potrebbero non essere un caso isolato. Del resto in Francia i gilet gialli hanno manifestato ogni sabato per mesi». Il caso Piantedosi si risolve da solo e in poche parole lasciate uscire da palazzo Chigi. “Negli ultimi sette mesi Roma ha ospitato più di mille manifestazioni e poi riunioni del G20 e visite di Stato. E’ sempre andato tutto bene. Può capitare che una vada storta”. Il prefetto resta saldo al suo posto. Fuori da ritorsioni politiche.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.